Le minoranze iraniane

I gruppi etnici iranianiL’attentato che ha colpito i “guardiani della rivoluzione” nel sud est dell’Iran provocando più di 40 morti ha riportato l’attenzione del mondo sulle numerose minoranze etniche e religiose che vivono nel paese. Anche se il governo di Ahmadinejad incolpa l’occidente per aver finanziato e aiutato questi gruppi ribelli in realtà il quadro è molto più complesso di così. L’Iran è una nazione con quasi 75 milioni di abitanti ma i persiani sono poco più della metà.

Gli Azeri sono la minoranza più numerosa, il 24% della popolazione e maggioranza nel nord ovest del paese. Mousavi, il candidato alle elezioni contro Ahmadinejad, è di etnia azera. Uno dei principali motivi per cui le elezioni sono state contestate è proprio il fatto che in tutte le provincie non persiane, dove ci si aspettava una netta vittoria di Mousavi, Ahmanejad nel 2009 ha vinto con maggioranze assolute. Risultati molto poco credibili se si guarda alle elezioni del 2005, in cui Ahmadinejad aveva perso in tutte le provincie iraniane periferiche.
I Curdi sono un’altra minoranza consistente e spesso ostile al governo centrale iraniano, vittime di una dura repressione in seguito alla loro ribellione dopo la rivolta islamica del 1979. Minoranza etnica e anche religiosa, perché di religione sunnita. Il PJAK, il partito della vita libera del Kurdistan, ha intensificato i suoi attacchi contro l’esercito iraniano e i pasdaran dopo il 2004. L’ultimo grande attacco del PJAK è avvenuto nell’aprile 2009, con 18 poliziotti iraniani e 8 ribelli curdi morti in uno scontro a fuoco. Anche ieri un ufficiale iraniano sarebbe stato ucciso dai ribelli curdi, ma la guerriglia nella zona è praticamente costante. Ci sono fondati sospetti che l’amministrazione Bush abbia finanziato il PJAK negli ultimi anni, insieme a Israele, ma l’amministrazione Obama ha dichiarato l’organizzazione un gruppo terroristico all’inizio dell’anno, ritirando ogni appoggio come segno di conciliazione verso il regime iraniano.
Un’altra importante minoranza etnica e religiosa in Iran sono gli arabi che vivono lungo la costa sud occidentale del paese, in maggioranza di religione scita come l’89% degli iraniani. In seguito alla guerra in Iraq ci sono stati attacchi terroristici nella zona contro il governo centrale iraniano. Sunniti sono invece i Baluchi che vivono a est, al confine col Pakistan. Jundullah, l’organizzazione responsabile del recente attentato, è un gruppo sunnita. I gruppi arabi sarebbero appoggiati dall’Arabia Saudita, i baluchi dai talibani e dal Pakistan. L’area in cui vivono i baluchi è anche strettamente coinvolta nel traffico di droga e armi tra Afghanistan, Pakistan e Iran.
Un altro gruppo che ha spesso attaccato il governo iraniano sono i Mujahedin del popolo, un’organizzazione socialista che raccoglie i gruppi che appoggiarono la rivoluzione islamica del 1979 ma furono poi estromessi e perseguitati dalla teocrazia. Il gruppo si è rifugiato in Francia e in Iraq, dove aveva un vero e proprio campo militare da cui condurre attacchi in Iran. Il campo era stato demilitarizzato dagli americani dopo l’invasione dell’Iraq e recentemente il governo iracheno lo ha occupato provocando uno scontro con 13 morti. Un avvenimento che è stato letto come un distanziamento dagli Stati Uniti e un avvicinamento all’Iran. Il governo iracheno ci tiene molto alla benevolenza di Ahmadinejad per evitare problemi interni con la propria popolazione di religione scita che ha forti legami con il clero iraniano. 
Il vero problema dell’Iran però è che ha sempre perseguitato le minoranze religiose, come i Baha’i, gli zoroastriani e i sunniti, e le minoranze etniche, soprattutto arabi, curdi e baluchi e ovviamente l’opposizione politica, dai laici monarchici o socialisti agli islamici moderati.
La resistenza armata di alcuni gruppi è legata alla politica repressiva del governo iraniano più che al finanziamento di potenze straniere. L’amministrazione Bush avrebbe finanziato gli oppositori interni al regime nella speranza di far cadere il governo di Ahmadinejad, ma ora pare che l’amministrazione Obama abbia ritirato ogni appoggio alle organizzazioni armate. Non sembra però che così facendo l’america ci abbia guadagnato qualcosa: l’attuale regime iraniano continuerà ad accusare gli Stati Uniti, Israele, la Gran Bretagna, il Pakistan o chiunque altro di ogni possibile malvagità, che sia vera o meno. Se non lo facessero dovrebbero ammettere qualcuna delle loro molte malvagità, e non è tanto probabile che lo facciano. 

Francesco Defferrari

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