Iran, gli scontri continuano

Iranmanifestazioneuniversità170709I giovani iraniani non si sono ancora rassegnati e oggi sono tornati in piazza (foto AP) per manifestare contro le ultime elezioni che hanno visto Ahmadinejad vincitore, grazie ad una serie infinita di imbrogli. I sostenitori dell’esponente riformista Mir Hussein Moussavi hanno sfidato la polizia e hanno deciso di manifestare davanti all’università di Teheran.

Non è una giornata qualsiasi, oggi. E’ venerdì, giorno di preghiera, giorno di sermone. Migliaia di manifestanti si sono radunati nel centro di Teheran e con fasce verdi addosso e foto di Moussavi hanno sfidato la polizia e iniziato a manifestare.
La crisi non si ferma e potrebbe durare ancora a lungo almeno stando alle parole dell’ex presidente Rafsanjani, sostenitore di Moussavi, che ha detto “può essere risolta con l’elezione di un presidente che sia voluto dal popolo”.
La cerimonia è riuscita ad attrarre molte più persone del solito perché stavolta erano stati predisposti degli altoparlanti fuori dall’ateneo, così tutti passando lì vicino hanno potuto ascoltare il messaggio di Rafsanjani. L’ex presidente della Repubblica islamica non ha risparmiato critiche al regime durante il suo sermone. “In Iran c’è una situazione amara che può essere risolta solo con l’elezione di un presidente che sia voluto dal popolo”,  ha detto l’Ayatollah durante la preghiera, dopo quattro settimane in cui aveva preferito non guidare la preghiera del venerdì, forse proprio per evitare di affrontare il problema della crisi politica. Si è scagliato anche contro il Consiglio dei Guardiani, su cui in tanti avevano sperato fino all’ultimo, che, a suo dire, “non ha usato nel modo migliore possibile” il tempo a disposizione per esaminare le denuncie dei brogli presentate dai candidati sconfitti.
Rafsanjani ha detto che per “riguadagnare la fiducia perduta del popolo” la Repubblica islamica dovrà creare “un’atmosfera di libertà in cui ognuno possa esprimere le sue critiche”. Parole decisamente dure rivolte al presidente rieletto Ahmadinejad.
Mentre Rafsanjani parlava, la polizia, però, reagiva violentemente. Lacrimogeni e manganelli non sono bastati contro i manifestanti vestiti di verde e così, per disperdere la folla sono anche stati sparati dei proiettili di gomma. La repressione è arrivata a tal punto che per bloccare la diffusione di notizie oltre i confini e far quindi scoprire al mondo le violenze e la volontà di reagire del popolo, sono stati disattivati tutti i cellulari nel centro di Teheran, da cui non può più partire nemmeno un sms. Un testimone ha riferito che almeno 15 persone sono state arrestate.
Si aggiungerano ai tanti oppositori ora rinchiusi dietro le sbarre. Questa volta i miliziani hanno anche picchiato e sequestrato l’avvocato Shadi Sadr, nota attivista per i diritti delle donne, fatta salire con la forza su una macchina mentre si stava recando all’università insieme ad altre donne.

E’ difficile credere che le cose possano concludersi bene, così come è difficile credere che Ahmadinejad ascolterà le proteste. Il sermone di Rafsanjani si è concluso dicendo “dovrà essere l’inizio del cambiamento del futuro”.
Sapere che nonostante le violenze, gli arresti, i soprusi, in quel paese si riesca ancora a pensare a un cambiamento, vuol dire che qualcosa può ancora succedere.
 
Marianna Lepore
 
   

   

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