Iran, repressione e minacce

Ahmadinejad in un sito di arricchimento dell'uranioL’Iran di Khamenei e Ahmadinejad ha recentemente impiccato due uomini, accusati di aver partecipato alle proteste dopo le elezioni e di essere “nemici di Dio” perché appartenenti a storici movimenti di opposizione, i monarchici e i socialisti dei Mujaheddin del popolo. Si tratta dell’ennesima intimidazione contro il movimento verde, pronto a mobilitarsi ancora in vista dell’11 febbraio, il 31° anniversario della rivoluzione del 1979. 

I due oppositori uccisi sono stati condannati sulla base di confessioni “volontarie”, ottenute con minacce alle loro famiglie. Una mossa propagandistica del regime per far passare l’idea che il movimento verde sia composto soltanto dai nemici storici della Rivoluzione, i monarchici e i comunisti, da sempre perseguitati, e anche una pesante minaccia contro chi abbia intenzione di scendere in piazza nei prossimi mesi. Infatti l’area clericale del parlamento iraniano, mentre inizia un nuovo processo contro 16 oppositori, tra cui una cittadina brittanica, continua a chiedere di mettere sotto accusa lo stesso Moussavi, il candidato alla presidenza sconfitto dai brogli elettorali di Ahmadinejad. Internet nel frattempo ha smesso di funzionare in una vasta zona dell’Iran, e secondo l’opposizione si tratta di un metodo adottato dal governo per limitare la circolazione delle informazioni, anche se ufficialmente si parla di un guasto. E sempre in vista dell’11 febbraio continuano gli arresti arbitrari di attivisti politici e giornalisti. 
Mentre il regime continua con la sua solita, spietata repressione contro ogni forma di dissenso e desiderio di libertà, il resto del mondo continua l’usuale, inconcludente balletto diplomatico. Ahmanejad minaccia di nuovo di arricchire l’uranio per ottenere combustibile nucleare, gli Stati Uniti e l’Europa minacciano di aggravare le sanzioni economiche, ma Russia e Cina, come sempre, frenano e chiedono una soluzione diplomatica. Peggiorano i rapporti con Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, mentre anche le aziende tedesche, a cominciare dalla Siemens, hanno deciso di limitare i loro rapporti commerciali con l’Iran. Germania, Italia e Francia sono infatti i principali partner commerciali del paese. L’Italia da parte sua, durante il recente viaggio di Berlusconi in Israele, ha promesso di limitare i rapporti economici con l’Iran, ma ovviamente si vedrà se le promesse del nostro premier verranno seguite dai fatti. Il problema restano sempre la Russia, pronta a difendere il regime iraniano e anche a consegnargli i missili a lunga distanza promessi da tempo, e la Cina, che continua a opporsi ad ogni ipotesi di sanzioni più dure. 
Il gioco del regime insomma continua come sempre, tra aperture e minacce, e l’occidente resta incapace di sfruttare le sue difficoltà interne per indebolirlo. La storia andrà avanti così fino a quando non cambierà qualcosa: o le proteste riusciranno infine a scardinarlo, o le sue minacce nucleari diventeranno alla fine così gravi da convincere anche la Russia e la Cina a intervenire. Ma oggi un Iran libero dai fanatici religiosi, che abbia rapporti normali con il resto del mondo sembra ancora molto lontano. 

Francesco Defferrari

 
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