Il dittatore isolato

Iran protest

Mahmud Ahmadinejad ha giurato come presidente iraniano, nonostante i molti dubbi sulla regolarità delle elezioni e le settimane di scontri tra l’opposizione e le forze governative. Fuori dal Parlamento la polizia ha caricato centinaia di persone che si erano radunate per protestare. Assenti i leader e i deputati dell’opposizione, tanto che i seggi vuoti sono stati riempiti dallo staff del parlamento. 

Assente al giuramento anche Rafsajaini, ex presidente e avversario dell’ala oltranzista del regime. Le comunicazioni dei cellulari sono state bloccate per qualche tempo per impedire comunicazioni tra i manifestanti. 
Due giorni fa l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del regime islamico, aveva proclamato Ahmadinejad presidente, congratulandosi per la sua “stupefacente vittoria elettorale che dimostra l’appoggio popolare alla campagna di Ahmadinejad contro la povertà, la corruzione, la discriminazione e l’aristocrazia”. Forse Khamenei intendeva essere vagamente ironico usando il termine “stupefacente”, visto che la percentuale di voti attribuita ad Ahmedinejad è decisamente poco credibile. Khamenei ha anche aggiunto che il supporto suo e della gente saranno validi finché Ahmadinejad continuerà a servire le masse e a fare passi avanti per il progresso e la giustizia. E questo suona un pò come un velato avvertimento per dire al presidente che forse ora dovrebbe smetterla di massacrare gli oppositori. 
Gli stati occidentali hanno riconosciuto il nuovo governo ma non hanno inviato messaggi di congratulazioni. Ahmadinejad ha risposto che nessuno in Iran li sta aspettando. Per ora l’unico messaggio di congratulazioni presente sul sito ufficiale del governo iraniano è quello del presidente degli Emirati Arabi Uniti. 
Intanto 45 premi Nobel hanno pubblicato una lettera aperta sul New York Times per condannare le violenze contro i dimostranti in Iran. Centinaia di intellettuali iraniani e membri dell’opposizione sono sotto processo, anche il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, che aveva criticato i paesi del G8 per non aver reagito più duramente contro la repressione di Ahmadinejad. L’attivista per i diritti umani è sotto processo in contumacia anche se non si trovava nemmeno in Iran durante le proteste. 
Non si è ancora risolto nemmeno il caso diplomatico per l’arresto di tre cittadini americani che avevano sconfinato in Iran dal Kurdistan iracheno. I governi occidentali in genere stanno aspettando di vedere cosa succede come hanno fatto da quando sono iniziate le proteste. L’Europa  ha troppa paura di perdere i suoi lucrosi traffici economici con l’Iran per condannare davvero il regime, e gli Stati Uniti sperano di non doversi cacciare in un’altra crisi internazionale, visto che quelle che Bush ha creato in Iraq e Afghanistan sono ben lontane da una soluzione definitiva. Israele invece è  molto preoccupato per l’indecisione dell’occidente e teme che Ahmadinejad e Khamenei possano continuare indisturbati a governare il paese utilizzando il fanatismo anti ebraico e anti occidentale come principale strumento di propaganda, e che vogliano continuare nello sviluppo della tecnologia nucleare.
Ahmadinejad ora come ora non appare un leader molto forte. Isolato sulla scena internazionale dal punto di vista politico, odiato da una larga parte della popolazione iraniana, con gli ayatollah che sembrano pronti a sbarazzarsi di lui al primo passo falso. Bisognerà vedere cosa intende fare adesso per migliorare la sua pessima immagine interna e internazionale. Se gli oppositori sotto processo verranno assolti e inizierà un dialogo con gli altri paesi potrebbe persino riuscire a conservare la poltrona che si è conservato con mezzi molto dubbi. Se invece prenderà la strada dello scontro interno ed esterno c’è solo da sperare che nelle gerarchie clericali iraniane sia rimasto abbastanza buon senso da fermarlo prima che precipiti l’Iran e il mondo nel disastro. Ma qualunque cosa faccia non potrà cancellare la consapevolezza ormai diffusa nel mondo intero che il  futuro dell’Iran sono i ragazzi scesi nelle strade, non un dittatore sempre più solo. 

Francesco Defferrari 

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