Un pezzo di carta

Universal declaration of human rights

Mentre il G8 si conclude con la solita passerella, accordi tra i potenti per il bene del mondo che non si sa mai se verranno rispettati e qualche immancabile carica della polizia, le violazioni dei diritti umani vanno avanti come al solito. La Cina nello Xinjiang reprime nel sangue la rivolta degli uiguri, L’Iran reprime con simile violenza le manifestazioni dell’opposizione, l’Honduras è nella totale instabilità dopo un colpo di stato oligarchico, la guerra continua in Afghanistan con talebani e forze della coalizione che fanno a gara a chi ammazza più civili innocenti e la violenza contro la popolazione per motivi etnici non si è fermata in Iraq, nonostante il ritiro degli americani dalle città.

Poi ci sono i casi endemici, paesi dove le violazioni dei diritti umani sono continue e spesso ignote, come la Somalia nella morsa delle milizie islamiche, il Sudan dove il governo continua a massacrare le minoranze, Gaza stremata dall’embargo di Israele, lo Sri Lanka dove i rifugiati Tamil languiscono nei campi governativi senza che gli sia permesso tornare alle loro case, nonostante la vittoria del governo sui ribelli. 
E queste sono soltanto le crisi diventate famose sui mezzi d’informazione negli ultimi tempi, ma non certo gli unici abusi dei diritti umani nel mondo. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è stata adottata nel 1948, quando si pensava che dopo aver sconfitto il nazismo sarebbe stato possibile creare un mondo più giusto. Ma non è stata applicata così universalmente come si poteva sperare, e neanche i movimenti per i diritti umani iniziati nel 1968 sono riusciti a renderla un insieme di principi davvero inalienabili e rispettati
Gli Stati Uniti e l’Europa per primi, che teoricamente dovrebbero rispettare quei diritti, non si sono fatti troppi scrupoli nell’appoggiare regimi sanguinari a seconda della convenienza economica e politica del momento. Anche adesso nessuno ha la minima intenzione di pregiudicare gli ottimi affari in corso con la Cina, per non parlare della notevole quota di debito pubblico americano che ha in mano. Un simile discorso vale per l’Iran, che con l’Europa ha in corso da anni lucrosi commerci. Ma proprio la presenza di un solido commercio dovrebbe e potrebbe essere un efficace mezzo di pressione contro certi governi per spingerli perlomeno a rispettare un minimo i diritti della loro popolazione. L’impressione generale però è che ai grandi del mondo dei diritti umani non gliene importi nulla. Infatti ai vari G8 non ne parlano praticamente mai. Fanno affari, parlano di soldi e poi pubblicizzano un pò di elemosina per i poveri. Venti miliardi di dollari in tre anni, che però bisogna vedere se e come saranno effettivamente dati, visti i precedenti di alcuni paesi. E che comunque sono molto meno di quello che sembrano, visto che nel mondo ci sono un miliardo di persone che soffrono la fame. Venti dollari per ognuno di loro in tre anni non sono questa grande cifra. Ma potrebbero servire, se investiti in efficaci progetti di sviluppo locale. 
Per ora la verità è che la dichiarazione dei diritti dell’uomo, a partire proprio dal diritto alla vita e al cibo, è solo un pezzo di carta. Gli stati ricchi si sono dimostrati incapaci di applicarla, e probabilmente non hanno mai voluto farlo davvero, perchè principalmente interessati a ben altri pezzi di carta. L’opinione pubblica dei paesi ricchi qualcosa ha fatto ma la maggioranza delle persone resta disinformata e disinteressata a quello che accade nel mondo. L’unica speranza per il futuro, perché il mondo non diventi sempre più schiavo di industrie multinazionali sempre più potenti e amorali e di governi repressivi, è il graduale aumento della conoscenza e della comunicazione. Il web può fare molto per i diritti umani, forse più di qualsiasi altra cosa. Il web ha permesso, nonostante la repressione e le censure, che almeno in parte si venisse a sapere quello che accade in Cina e in Iran, e in molti altri paesi. Se internet riuscirà a diffondersi anche in paesi dove per ora è quasi assente, come in molte zone dell’Africa, se gli utenti del web diventeranno la maggioranza della popolazione mondiale, se riusciranno a evitare e impedire le censure allora il mondo potrebbe davvero cambiare. Perché la dichiarazione dei diritti dell’uomo per ora è solo un pezzo di carta, ma le violazioni dei diritti umani, per quanto diffuse siano, possono accadere solo quando nessuno le vede e pochi lo sanno. Ma se avvengono di fronte agli occhi del mondo intero è molto più difficile che rimangano impunite e ignorate

Francesco Defferrari

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