Il Giappone in crisi

Senzatetto in Giappone

I disoccupati hanno raggiunto la cifra record di 3,6 milioni di persone, 1 milione in più rispetto a un anno fa e un numero che il paese del Sol Levante non vedeva dal dopoguerra, quando il paese era stato sconfitto e occupato dagli Stati Uniti. Un tasso di disoccupazione al 5,7% sembra niente se lo si paragona a quello americano, il 9,4% ufficiale, ma che in realtà arriverebbe al 16%, e a quello italiano, 10,3% previsto per l’inizio del 2010. 

Un dato che tra i giovani italiani è molto più alto e arriva al 25%. Per il Giappone però una disoccupazione del genere significa la sconfitta quasi certa del premier Taro Aso alle elezioni di domenica. Il suo Partito Liberale Democratico, che nel paese asiatico è al potere da 54 anni quasi ininterrottamente, con solo un anno di pausa nel 1993, sembra avviato verso un ridimensionamento storico, con il consenso al premier sceso al 20%. Il governo ha tentato di sostenere l’economia con un forte incremento della spesa pubblica, ma anche se è riuscito a creare qualche debole segnale di ripresa il Giappone si trova ormai in deflazione, i prezzi scendono perché i consumatori non comprano.
In questa situazione il Partito Democratico di Yukio Hatoyama non avrà vita facile per uscire definitivamente dalla crisi in cui è sprofondata la seconda economia del mondo. Il Partito Liberale aveva vinto le elezioni nel 2005 con Koizumi, che aveva promesso un profondo rinnovamento del suo partito senza poi riuscire ad attuarlo. Anche il candidato dell’attuale opposizione, come Taro Aso e praticamente tutti i leader politici giapponesi, viene dall’elite industriale e politica del paese. Il rinnovamento che la gente si aspetta però, più che nei nomi, è nel modo in cui affrontare la crisi. Moltissimi candidati alle elezioni sono figli o nipoti di politici, ma gli elettori giapponesi sono abituati a questa trasmissione familiare del potere, come lo siamo anche noi in Italia. 
La politica giapponese comunque batte quella italiana sotto molti aspetti: lì i premier che non convincono gli elettori si dimettono e in genere non vengono rieletti. Addirittura si scusano in televisione quando non riescono a raggiungere gli obiettivi promessi in campagna elettorale. Ma in Giappone esiste la libertà di stampa, il numero di lettori di giornali è il più alto al mondo e la dignità di una persona è molto importante, mentre in Italia, come si è visto in molte occasioni, i politici non hanno dignità. 

Francesco Defferrari

 


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