Niente aiuti a Gaza

Una delle navi dirette a GazaLa Striscia di Gaza è sotto assedio israeliano da molto tempo. Da quando, dopo la rimozione dei coloni israeliani nel 2005, Hamas ha vinto le elezioni del 2007. Lo scopo dell’assedio è quello di affamare e impoverire la popolazione palestinese, più di un milione di persone, al punto da provocare il crollo politico e sociale di Hamas, che non ha mai riconosciuto l’esistenza dello stato di Israele. Ma questo braccio di ferro politico e militare significa grandi sofferenze per la popolazione di Gaza. Per alleviare la durezza dell’assedio una flotta di aiuti umanitari era partita pochi giorni fa dalla Turchia.

Ma nella notte tra il 30 e il 31 maggio la “Freedom Flotilla” è stata fermata in mare dall’esercito israeliano. I successivi scontri, la cui dinamica non è ancora chiara, avrebbero provocato almeno 9 morti tra i passeggeri della nave e decine di feriti, tra cui anche alcuni soldati israeliani. Il governo di Israele aveva già annunciato che avrebbe fermato e ispezionato le navi e consentito lo sbarco di aiuti umanitari solo nel proprio territorio, ma certamente nessuno si aspettava un attacco sanguinario contro un convoglio di aiuti. Secondo i militari israeliani i passeggeri delle navi avrebbero attaccato i soldati con spranghe e armi da taglio, provocando la loro reazione. 
Ma un attacco così violento contro un convoglio internazionale, effettuato in acque internazionali, difficilmente può essere giustificato a livello diplomatico e perdonato dall’opinione pubblica mondiale. Il governo di destra di Netanyahu sta apparentemente facendo tutto il possibile per isolarsi dal resto del mondo. Negli ultimi mesi ha pregiudicato i rapporti con la Turchia, che per decenni è stata uno dei pochi stati musulmani in ottimi rapporti con Israele, e oggi li ha definitivamente distrutti. L’azione militare contro il convoglio è già stata condannata praticamente dal mondo intero, e ha provocato una forte irritazione anche negli Stati Uniti e in Europa, storici alleati di Israele. Impossibile credere che non ci fossero sistemi più pacifici e diplomaticamente intelligenti per fermare il convoglio. 
Ma l’attuale governo della destra israeliana sembra in cerca di guerra più che di pace e normalità. In Cisgiordania la politica di Israele prevede nuovi insediamenti che toglieranno altra terra ai palestinesi, perseguita e arresta i giornalisti palestinesi e gli attivisti per i diritti umani, fà in somma tutto il possibile per rendere la vita impossibile alla popolazione locale. A Gaza l’assedio è una violazione di ogni convenzione internazionale e compassione umana. Anche se i palestinesi e il mondo arabo hanno le loro colpe se si è giunti a questa situazione, Israele è ancora ufficialmente il paese che occupa i territori palestinesi, e ha il dovere umanitario di occuparsi della popolazione che li abita, invece impedisce ogni comunicazione tra la Striscia e il resto del mondo e bombarda periodicamente i tunnel del contrabbando, provocando numerose vittime.
Ma purtroppo non c’è molto di cui stupirsi perché gran parte della politica israeliana si è radicalizzata negli ultimi anni, chiudendo ogni porta al dialogo e alla pace, e la destra in particolare mira semplicemente alla distruzione di qualsiasi aspirazione palestinese ad avere una propria nazione. Hamas in particolare deve essere sconfitta a tutti i costi e anche chi vuole portare aiuti alla popolazione civile di Gaza sarà automaticamente identificato come un nemico e colpito con tutta la violenza possibile. 

Francesco Defferrari

 
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