L’Iran del futuro

Iran protest

Oggi, 25 luglio 2009, la protesta iraniana contro il regime di Ahamedinejad e Khamenei ha organizzato una giornata di supporto internazionale alle dimostrazioni per la democrazia e la libertà. Dimostrazioni che continuano giorno dopo giorno, nonostante i tanti giovani arrestati torturati e uccisi nelle prigioni del regime. I ragazzi e le ragazze per le strade hanno cambiato per sempre la nostra percezione dell’Iran, anche se non sappiamo ancora quale sarà il futuro del paese.  L’Iran non è esattamente una dittatura come normalmente vengono immaginate dal senso comune. La forma di governo salita al potere con la rivoluzione khomeinista del 1979 è una teocrazia islamica con al vertica la “Guida Suprema” o Ayatollah, una sorta di sacerdote-monarca, che fino al 1989 era Khomeini e ora è Khamenei, ma ha anche un Presidente e un Parlamento laici ed eletti dal popolo. Nella pratica il regime iraniano è sopravvissuto per 30 anni basandosi sul consenso della popolazione. La stessa cosa potrebbe essere detta di tutte le dittature presenti e passate, ma se vogliamo paragonare l’Iran a qualche esempio occidentale dovremmo considerarlo un regime populista. La difesa della morale e della società islamica contro la decadenza e l’imperialismo occidentale, ma per anni anche contro il comunismo, e l’appoggio al mondo arabo contro Israele sono stati per tre decenni i pilastri su cui il regime ha costruito la sua base di consenso. 
Il precedente governo dello Shah infatti era strettamente legato a Stati Uniti e Gran Bretagna, a cui aveva garantito ampie concessioni petrolifere. Anche se lo Shah promuoveva la laicizzazione della società e i diritti delle donne, il suo governo perseguitava ferocemente gli oppositori mentre la situazione economica del paese peggiorava. La ribellione contro di lui nacque prima in ambienti marxisti, poi si estese ai movimenti religiosi islamici, che finirono per prendere il sopravvento. Con l’applicazione della sharia vennero banditi prostituzione, gioco d’azzardo, bevande alcoliche, perseguitati gli omosessuali e azzerati i diritti delle donne. Ben presto iniziò la guerra contro l’Iraq, ampiamente finanziata da russi e americani, che speravano che Khomeini e Saddam si annientassero tra loro. Invece la guerra finì nel 1988 e in Iran iniziò un lento cammino per stabilire rapporti più normali con il resto del mondo, soprattutto con l’Unione Europea e con la Russia. I principali partner commerciali dell’Iran infatti ormai sono Germania e Italia
Una parte rilevante della popolazione iraniana, soprattutto quella più colta, ha sempre vissuto con molta sofferenza le proibizioni e la repressione del regime teocratico. Che tuttavia ha goduto dell’appoggio della parte più tradizionalista e povera del popolo, che in parte beneficia dell’assistenzialismo delle istituzioni islamiche. 
Quello che è accaduto dopo le recenti elezioni è una frattura forse insanabile tra la parte della popolazione che appoggia Ahmadinejad e le istituzioni religiose e la parte che vorrebbe un Iran diverso, non esattamente capitalista e occidentalizzato, ma sicuramente meno chiuso verso il resto del mondo e più laico. E’ difficile però dire se questa seconda parte della popolazione sarà davvero capace di cambiare il paese. Finora la repressione più feroce non è riuscita a spezzarla e a farla desistere, e ci sono anche segnali chiari di indebolimento del regime, ormai delegittimato agli occhi del mondo e di larga parte della sua stessa popolazione. 
Un risultato molto importante i dimostranti iraniani lo hanno ottenuto, comunque vadano le cose. Adesso l’opinione pubblica occidentale, soprattutto in Israele, Stati Uniti e Gran Bretagna, storici nemici del regime iraniano, è costretta a vedere l’Iran in modo diverso. Non più come un paese di fanatici religiosi disposti a seguire i loro capi fino alla follia della guerra atomica, ma anche come il paese dei ragazzi e delle ragazze che usano i computer, ascoltano e suonano musica, e sono disposti a scendere in piazza e anche a morire per la libertà. Ora l’occidente sa che gli iraniani non sono nemici, perché ha visto che tanti di loro sono uomini e donne come noi
 
Francesco Defferrari 

 
   

   

 

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