Francia, il burqa offende i valori nazionali

BurqavetoFranciaDopo aver discusso a lungo, la Francia sembra andare verso il divieto del velo integrale nelle scuole, negli ospedali, sui trasporti pubblici e negli uffici statali. Il burqa e il niqab non saranno dunque proibiti in tutti i luoghi pubblici, solo in alcuni di questi. Lo ha deciso una commissione di studio istituita dal Parlamento francese perché, conclude il rapporto, il burqa offende i valori nazionali della Francia.

La commissione, dopo oltre 200 audizioni e sei mesi di lavoro, ha suggerito l’adozione di una risoluzione parlamentare, non giuridicamente vincolante, che «proclami che tutta la Francia dice no al velo integrale e chiede che questa pratica sia proibita sul territorio». 
Se questo divieto dovesse essere approvato, allora “le persone saranno non soltanto costrette a mostrare il volto all’ingresso dei servizi pubblici ma anche durante tutto il periodo della loro permanenza”. 
E se le donne non volessero rispettare questa regola, allora non ci sarebbe una conseguenza di natura penale ma “un rifiuto di corrispondere il servizio richiesto”. Il divieto pensato dalla commissione di studio in fin dei conti è meno restrittivo di quanto voleva essere in partenza, perché non suggerisce il divieto generale e assoluto del velo integrale negli spazi pubblici, ma solo in alcuni di questi, visto che non c’è stata unanimità di giudizio sull’argomento. Il provvedimento, però, potrebbe subire una censura da parte del consiglio costituzionale o la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo perché comporta una “limitazione dell’esercizio di una libertà fondamentale, la libertà di opinione, nella totalità dello spazio pubblico”. 
Nonostante nel paese vivano 6 milioni di musulmani, la più popolosa minoranza islamica in Europa, e circa 2.000 donne indossino il velo integrale, in Francia è ormai in corso da mesi il dibattito sul burqa e sul niqab. A giugno del 2009 il presidente Nicolas Sarkozy aveva detto che
“il burqa non è il benvenuto in Francia” ed è stato “il simbolo della sottomissione della donna” concetti che non sono in linea con il valore fondamentale della Repubblica francese, l’uguaglianza. 
Secondo alcuni, la campagna per una “legge anti-burqa” sta aiutando Sarkozy nella crescita dei consensi, dopo una serie di errori politici che negli ultimi mesi avevano messo in evidenza la sua vulnerabilità.  
I sondaggi indicano che la maggioranza della popolazione è favorevole al bando del velo integrale. La legge, però, non andrà in discussione prima delle elezioni regionali di marzo quando il partito conservatore di Sarkozy cercherà di strappare la maggioranza dei consigli ai socialisti. Ed è evidente che la proposta di legge contro il velo giocherà un ruolo molto importante. 
Ma il resto d’Europa come si comporta? Belgio e Gran Bretagna non hanno leggi nazionali sull’argomento, anche se in Belgio ci sono molte ordinanze comunali che vietano di indossare maschere se non nel periodo di carnevale. In Olanda è fallito un disegno di legge per bandire il velo nel 2006 dopo che alcuni avvocati lo avevano definito “incostituzionale”, in Germania è stato vietato alle insegnanti di indossare veli nelle scuole pubbliche e in Turchia sono vietati tutti i veli islamici nelle scuole, nelle università e negli uffici pubblici. 
In Italia, invece, c’è una legge del lontano 1975 che vieta di coprirsi il volto con fazzoletti e caschi nei luoghi pubblici e la Lega nell’ottobre scorso ha presentato un disegno di legge che prevede fino a 2000 euro di multa per chi “in ragione della propria fede religiosa” rende difficile o impossibile la propria identificazione.

Marianna Lepore


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