La formazione dell’Europa

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Europa unitaIl lungo cammino dell’Unione Europea dovrebbe ricevere nuovo impulso dall’approvazione del Trattato di Lisbona, redatto per sostituire la Costituzione Europea che era stata bocciata dai referendum in Francia e Olanda. Il Trattato prevede maggiori poteri per l’Unione soprattutto in politica estera e un sistema di decisione a doppia maggioranza che entrerà in vigore nel 2014.

Non è una grande rivoluzione, eppure ha incontrato notevoli resistenze per essere approvato. L’Irlanda aveva bocciato il trattato con un referendum nel giugno 2008, ma un secondo referendum lo ha approvato il 2 ottobre 2009. Il ribaltamento nell’opinione pubblica si spiega con la crisi economica, che ha spaventato gli irlandesi e li ha convinti a votare si. La Polonia ha firmato il 10 ottobre. Mancava la firma del presidente, il conservatore nazionalista Lech Kaczynski, nonostante l’opinione in genere favorevole all’Unione tra la popolazione polacca. Ma alla fine dopo il si irlandese, anche lui ha ceduto. 
L’ultimo tassello mancante è la Repubblica Ceca e anche in questo caso la maggiore resistenza è quella del presidente conservatore Vaclav Klaus, più euroscettico del suo partito e probabilmente interessato a ottenere visibilità per formarne un altro alla fine del suo mandato, nel 2013. Ma ormai anche Klaus sarà probabilmente costretto a firmare il trattato. L’entrata in vigore del Trattato è necessaria anche per dare il via libera ai paesi candidati a entrare nell’Unione, soprattutto Croazia, Macedonia e Islanda. 
Polonia e Repubblica Ceca durante la presidenza Bush avevano cercato di condurre una politica estera autonoma rispetto all’Unione Europea ed erano pronte a ospitare le installazioni militari americane del cosiddetto “scudo spaziale“, un sistema missilistico difensivo che la Russia vedeva come una minaccia. Ma recentemente Obama ha ritirato il progetto e le due nazioni europee hanno dovuto adattarsi. Le resistenze al Trattato sono piuttosto evidenti anche in Gran Bretagna, dove è stato ratificato dal governo laburista ma incontra l’opposizione dei conservatori, che avrebbero voluto sottoporlo a referendum. Se Klaus firma però è probabile che non facciano in tempo, anche se i conservatori vinceranno le elezioni britanniche del 2010.

Alcuni paesi comunque hanno ottenuto diverse clausole di non applicazione del trattato in particolari campi: Regno Unito, Danimarca e Svezia non sono ancora entrate nell’euro, Regno Unito e Irlanda non applicano completamente il trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini europei, la Danimarca non partecipa alla politica estera militare dell’Unione e sia il Regno Unito che la Repubblica Ceca hanno ottenuto di non poter essere chiamati in giudizio dalla Corte di Giustizia Europea. Nel caso del Regno Unito la motivazione è il sistema giuridico della common law, con leggi non scritte e basato sui precedenti delle sentenze, difficilmente unificabile con il sistema di civil law che vige nel resto d’Europa. La Repubblica Ceca invece ha ottenuto la clausola perché temeva eventuali richieste di danni dai discendenti dei Sudeti, i tre milioni di cittadini cechi di lingua tedesca alla base del conflitto con la Germania nazista, che nel 1945 furono espulsi in massa con la violenza e decine di migliaia di morti. Questa concessione dovrebbe rimuovere l’ultimo ostacolo sostanziale alla firma di Klaus. 
Insomma l’Europa unita si porta dietro ancora pesanti eredità nazionaliste che non sarà facile superare, e il giorno in cui il continente sarà capace di agire con una politica estera davvero comune sembra piuttosto lontano. Anche la politica interna presenta sfide di non facile soluzione: l’Italia di oggi è un esempio di come uno stato membro può diventare di fatto sempre meno democratico a causa dello strapotere mediatico di un singolo politico, senza che finora si sia visto il minimo intervento correttivo da parte della UE. Ci sono poi diverse questioni aperte anche sulla politica economica, divisa tra libera concorrenza e protezionismo da parte degli stati su determinati settori economici. La Francia ad esempio ha ottenuto che la libera concorrenza fosse rimossa dal Trattato come obiettivo fondamentale. Ma soprattutto si vedrà se l’Europa riuscirà ad essere davvero un entità politica forte capace di garantire i diritti democratici di tutti i suoi cittadini o resterà, come a volte sembra oggi, un semplice comitato d’affari manovrato da interessi economici e finanziari più o meno nascosti.

Francesco Defferrari


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