Elezioni insanguinate

elezioniafghanistanMancano meno di ventiquattro ore alle elezioni in Afghanistan, ma il sangue continua ad avere la meglio in quel paese. Ieri i morti sono stati 18, oltre a decine di feriti, e la giornata di oggi si è aperta con altre esplosioni, altre vittime, altro sangue. Sei persone, tre talebani e tre poliziotti, sono morti in seguito ad uno scontro a fuoco durante un assalto ad una banca e due funzionari elettorali sono state vittime di un attentato dinamitardo.

Non sparano solo i poliziotti e i talebani. A volte ci sono anche vittime “del fuoco amico”, un termine che indica gli spari partiti dai militari della Nato, in quel paese a portare ordine e ad aiutare nella ricostruzione a volte hanno “sbagliato”. Ieri quattro poliziotti afgani sono stati le vittime dell’errore. Secondo il governatore di Ghazni, Mohammad Osman Osmani, gli elicotteri della Nato erano impegnati nell’inseguimento di insorti e hanno sparato per errore su un posto di blocco della polizia.
Ora sull’incidente è in corso un’inchiesta, che, comunque, non riuscirà a dare molti chiarimenti.
Negli ultimi giorni, e in particolare nelle ultime ore, i talebani hanno mostrato in modo sempre più evidente il loro disappunto sulle elezioni di domani. L’unico obiettivo è boicottare l’appuntamento e per fare questo è necessario diffondere il terrore, mostrare agli afgani che non è sicuro recarsi ai seggi, scoraggiare un popolo ormai stremato dalla guerra dal scegliere il proprio futuro. Così hanno accentuato l’offensiva contro gli obiettivi governativi e militari, tenendo in massima allerta gli oltre 100mila soldati americani e della Nato e i 175mila tra poliziotti e soldati afgani impegnati nel mantenimento dell’ordine.
Nel frattempo il governo afghano ha chiesto il silenzio stampa sugli attentati. Non raccontare queste stragi significa non allarmare gli elettori ed essere quindi certi che vadano a votare. Il problema più grande sarebbe, infatti, se la strategia del terrore talebana avesse la meglio. In quel caso Karzai, vero favorito, potrebbe avere qualche problema. Perché le minacce talebane potrebbero intimidire gli elettori di etnia pashtun, quelli che cinque anni fa appoggiando l’attuale presidente riuscirono a farlo vincere. Senza il loro voto Karzai potrebbe essere in difficoltà. Consapevole del problema, a sorpresa il suo governo ha approvato, pochi giorni fa, la legge sul diritto di famiglia per la minoranza sciita. Una legge che ha ricevuto il beneplacito dei mullah e che riprende i concetti della legge, che tante critiche internazionali aveva ricevuto, sulla legalizzazione degli stupri in famiglia.
La sua scelta potrebbe portargli, ora, qualche voto in più, ma in futuro potrebbe creare dei problemi con gli altri Paesi, soprattutto con gli Stati Uniti, dove non regna più l’appoggio incontrastato di George W. Bush. Oltre alla questione diritti umani, ce n’è un’altra in sospeso: la droga. L’Afghanistan è tra i maggiori produttori di oppio e l’amministrazione Obama attraverso il Segretario di Stato Hillary Clinton ha già affermato in un’intervista al Financial Times che è un “narco-stato messo in ginocchio dalla corruzione e privo di una leadership capace”.
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Gli Stati Uniti non hanno però fatto una preferenza sui candidati, rimanendo nell’ombra a sostenere lo svolgimento delle elezioni su cui tanto hanno puntato. Poi venerdì prenderà il via la nuova politica militare americana, allontanare la popolazione dai talebani e conquistarne la fiducia, senza bombe che distruggano matrimoni o banchetti.
Il voto non sarà determinato solo dagli attacchi dei talebani, ma anche dalla libertà che i mariti lasceranno alle loro mogli. Molte di loro non faranno altro che obbedire, come sempre, ai loro sposi. Altre, nonostante le difficoltà, potrebbero decidere di non farlo: in 350 si sono registrate nei seggi del collegio provinciale e c’è anche una donna che sfida gli altri 40 candidati alla presidenza. E’ Shahla Ata che è ben consapevole dei suoi limiti. “Sfido gli uomini, 40 uomini. Loro hanno il denaro, io non ho soldi. Io affronto questa sfida perché ho il popolo che mi sostiene. Ho il sostegno di tutte le persone povere. Le donne, i bambini, le nuove generazioni”.
La sua candidatura non ha molte possibilità, ma è un piccolo segnale per un Paese in cui nascere donna è già di per sè una sconfitta.


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Marianna Lepore

  

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