Urne vicine in Afghanistan

Afghanistanelezionivicine160809Mancano solo quattro giorni alle elezioni del 20 agosto in Afghanistan e la tensione cresce. I talebani, infatti, hanno dichiarato apertamente la loro intenzione di attaccare i seggi, durante le prossime consultazioni presidenziali del 20 agosto.
L’annuncio, fatto per scoraggiare la popolazione dall’andare alle urne, era contenuto in alcuni volantini distribuiti nei villaggi del sud del Paese.

Un voto, quello di giovedì prossimo, su cui la Comunità internazionale ha scommesso tutto: perché nei piani americani e inglesi queste elezioni dovranno far nascere “il nuovo Afghanistan”. Diciassette milioni di elettori voteranno in 34 province afgane: un’elezione costata 156 milioni di euro perché le tessere elettorali hanno dovuto raggiungere gli angoli più remoti del paese, con ogni mezzo possibile, anche animali.
I talebani assicurano che saranno elezioni insanguinate e annunciano che “chi resterà vittima degli attentati contro i seggi sarà responsabile della propria sorte perché noi vi avevamo avvisati”.
Poche parole, semplici, dirette, che arrivano in giornate insanguinate. Perché le bombe continuano a cadere, ma per una popolazione che ha vissuto gli ultimi 30 anni in guerra, una bomba in più o in meno non fa la differenza. Dall’inizio del solo mese di agosto sono 35 i membri dell’Isaf e della Nato che hanno perso la vita. Le vittime militari nel conflitto dal 2001 sono invece 1.312.
E ad essere a rischio, in questi giorni, sono anche i giornalisti che cercano di raccontare questo momento che potrebbe essere storico. Reporters Sans Frontiers ha denunciato che la violenza crescente sui giornalisti che lavorano per i media Afghani ha creato un clima che non favorisce la libertà e l’imparzialità della copertura delle cruciali elezioni presidenziali del 20 agosto.
La situazione attuale è conseguenza diretta della scelta di non adottare una nuova legge sulla stampa. Così non tutti i candidati sono stati capaci di fronteggiare le spese per le pubblicità sulle radio o in televisione. Poiché in Afghanistan non esistono media indipendenti (sono quasi sempre sostenuti da partiti politici o da governi stranieri che dettano la linea politica e religiosa) è evidente che la parità di accesso ai media non esiste. Il tutto nonostante sia stata costituita una Commissione Elettorale sui Media che avrebbe dovuto controllare proprio questo. Sediqullah Tauhidi, presidente della commissione, ha detto a Reporters Sans Frontieres che “Nonostante tutto, il comportamento dei media durante la campagna elettorale è stato soddisfacente. Hanno avuto sufficiente libertà per raccontare le notizie e informare il pubblico sulla campagna in corso.”

Nonostante le belle parole di Tauhidi, la situazione è ben diversa. In molti denunciano la totale mancanza, in alcune province, di accesso alle informazioni e pochissimi giornalisti sono riusciti a raggiungere le regioni più remote del paese, ormai totalmente alla deriva.
Le elezioni si svolgeranno in un paese in cui oltre il 60% della popolazione è analfabeta e quindi, le notizie sui candidati, possono essere spiegate solo attraverso dei disegni. Per questo gran parte dei manifesti contengono simboli e non scritte: lampadine per il candidato che punta sull’elettricità, un vaso d’acqua per chi vorrebbe portare l’acqua corrente o ancora orologi con gli orari per chi ha a cuore che gli elettori non sbaglino l’ora in cui andare a votare.
Dei 41 candidati solo il Presidente Hamid Karzai e il suo ex ministro degli esteri Abdullah Abdullah hanno la possibilità di vincere le elezioni. E in molti scommettono su Karzai perché è l’immagine del potere.
Qualunque sia il vincitore si troverà davanti un paese distrutto da trent’anni di guerra, senza strade per muoversi, totalmente corrotto, poca acqua, luce e cibo, con un’unica grande risorsa: l’oppio. Molti diplomatici sono convinti che l’unica soluzione al conflitto potrebbe essere la legalizzazione della coltivazione del papavero.
Ma di strada ce ne vorrà prima di risalire dal 171esimo posto dell’elenco delle Nazioni Unite sui paesi meno sviluppati.

La incierta papeleta de Afghanistàn da ElPais di Ramon Lobo

Marianna Lepore

  

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