Afghanistan, Abdullah si ritira

AbdullahAbdullahritiroelezioni“Non parteciperò al secondo turno”, ha detto Abdullah Abdullah ai suoi sostenitori, questa mattina, in una grande tenda a ovest di Kabul. Così si chiude ogni possibilità di avere delle elezioni lontanamente normali in Afghanistan. Il ballottaggio del 7 novembre prossimo è già vinto in partenza.

Abdullah Abdullah non ha preso questa decisione a cuor leggero. “Le mie richieste sono state respinte, ora un’elezione trasparente è impossibile”, ha aggiunto l’ex ministro degli Esteri afghano, davanti ai suoi tanti sostenitori. Ma il suo ritiro non ha cambiato nulla. Perché la Commissione elettorale afghana ha stabilito che il secondo turno ci sarà lo stesso. Così sabato prossimo ci saranno delle elezioni ancora più false di quelle del primo turno, quando l’affluenza fu molto bassa, a causa delle tante minacce dei talebani, e molte schede elettorali furono falsificate. E nonostante il ritiro di Abdullah, i talebani hanno già annunciato che il secondo turno non si svolgerà pacificamente. Non solo non ci sarà nessuna prospettiva di un vero cambiamento nella politica afghana con la rielezione di Hamid Karzai, ma è probabile che altro sangue sarà versato nella rincorsa, mai realizzata, della democratizzazione di questo paese.

Le richieste di Abdullah erano state avanzate lunedì scorso, quando con un ultimatum (scaduto ieri) chiedeva a Karzai la rimozione del responsabile della Commissione elettorale indipendente, ovvero un ex collaboratore dello stesso Karzai, e di tre ministri, tra cui quello degli interni, da lui considerati responsabili delle diffuse frodi durante le elezioni del 20 agosto. Richieste mai accettate dal presidente.
Ora bisognerà vedere quale sarà l’affluenza alle urne, visto che lo stesso Abdullah ha chiesto ai suoi di andare comunque a votare. Ma la percentuale dei votanti potrebbe essere ancora più bassa di quel 38% del primo turno, così lontano dalle elezioni del 2001 quando fu oltre il 70% della popolazione a votare. Un tasso così basso che i molti oppositori di Karzai potrebbero anche contestare la legittimità del voto.

Abdullah però, non ha invitato a boicottare queste elezioni. ed ha voluto essere chiaro, su questo punto, con i giornalisti. “Io non ho lanciato questo appello”. Quindi ha esplicitamente invitato i suoi sostenitori a mantenere la calma: “Non scendete in piazza”.
Il commento degli Stati Uniti è arrivato dal segretario di Stato americano: Hillary Rodham Clinton ha commentato la notizia dicendo solo “non penso che questa decisione abbia nulla a che vedere con la legittimità delle elezioni. È una scelta del tutto personale che può essere fatta o no”.
A nulla sono serviti gli auspici del rappresentante dell’Onu in Afghanistan, Kai Eide, che aveva auspicato che il processo elettorale venisse portato a termine “in maniera legale e senza alcun ritardo”. Il destino del paese, martoriato da anni di guerra, non sarà la pace e la vera democrazia. Almeno non nel breve periodo.

Afghanistan, nulla di fatto
Elezioni insanguinate

Marianna Lepore

 

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