Elezioni nel mondo

Il Giappone al voto

Nel mondo ci sono sempre elezioni, ma non sono tutte uguali. Alcune si svolgono in maniera limpida e democratica e altre non esattamente in questo modo. In Giappone gli exit poll del voto danno il Partito Democratico nettamente vincente. Il partito conservatore Liberaldemocratico che governa il paese da 54 anni ininterottamente, con solo una piccola pausa nel 1993, sembra avviato a una disastrosa e storica sconfitta.

 Le sue misure per affrontare la crisi, anche se hanno portato a una leggera ripresa, sono state bocciate dagli elettori per la mancanza di sostegno alle famiglie. Inoltre il Partito Liberaldemocratico è in difficoltà da anni, e il rinnovamento promesso dal popolare primo ministro Koizumi non è stato portato avanti dai suoi successori, come l’attuale premier Taro Aso. Il Partito Democratico ha basato la sua campagna elettorale sulla necessità di rinnovare e svecchiare la politica, limitare il potere della burocrazia, opporsi al precariato, sostenere le famiglie. Un messaggio che ha fatto presa nel paese che si trova oggi con un tasso di disoccupazione ai massimi storici. Ci si aspetta anche un approccio diverso in politica estera, visto che il candidato democratico Hatoyama ha criticato il “fondamentalismo del mercato” sostenuto dagli Stati Uniti e vorrebbe stabilire relazioni migliori con le altre nazioni asiatiche. 
In Afghanistan invece il presidente in carica Karzai sembrerebbe in netto vantaggio, ma le accuse di brogli lanciate dal suo sfidante Abdullah e ammesse anche dall’inviato degli Stati Uniti nel paese rischiano di minare seriamente la sua legittimità, che di per sè non è molto alta visto che il governo afghano sostenuto dalla coalizione internazionale ha un controllo limitato sul territorio e si trova sotto il costante attacco dei talebani. 
Altre elezioni sono imminenti in Gabon, un paese africano ex colonia francese, dove il presidente Omar Bongo, recentemente scomparso, ha governato per 42 anni. Ora il candidato favorito è suo figlio Ali, che a causa della frammentazione dell’opposizione sembra il favorito per la vittoria, anche se nel paese c’è un forte desiderio di cambiamento. La Francia dice di non sostenere ufficialmente nessun candidato, ma ovviamente vedrebbe con favore la vittoria di Ali. Il Gabon ha un Pil pro capite piuttosto alto per la media africana grazie al petrolio, ma il 60% della popolazione vive comunque sotto la soglia di povertà e il paese manca di infrastrutture basilari. Ali ha promesso dei cambiamenti rispetto al governo di suo padre, in primo luogo una distribuzione più equa delle risorse del paese. Ma dopo le elezioni, nel caso di sospetti brogli e a causa delle proteste diffuse per la ricchezza accumulata in 40 anni dalla famiglia Bongo, si teme che possano scoppiare disordini. 
In Iran gli strascichi delle elezioni non sono ancora finiti. Ahmadinejad, il presidente riconfermato con pesanti sospetti di brogli, ha dichiarato che i leader dell’opposizione dovrebbero essere puniti per aver fomentato disordini dopo il voto, ma i loro seguaci trattati con clemenza. Secondo il presidente inoltre i pestaggi nei dormitori delle università e le torture e gli abusi commessi in carcere contro gli oppositori sarebbero parte di un piano dell’opposizione stessa per delegittimarlo. Anche il carico di armi nordcoreane diretto in Iran e sequestrato dagli Emirati Arabi secondo il governo iraniano sarebbe una “cospirazione sionista”. Assodato che gran parte dell’attuale governo iraniano avrebbe bisogno di urgenti cure psichiatriche per deliri paranoicila situazione politica in Iran è sempre più complicata in uno scontro che coinvolge diverse fazioni all’interno dello stesso blocco conservatore, ed è difficile dire dove porterà il paese e i suoi rapporti difficili con il resto del mondo. 

Francesco Defferrari

 
  

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