Obama un anno dopo, prima sconfitta

Obama1annodopoSolo un anno dalle elezioni che hanno segnato il destino di Barack Obama e dato l’opportunità agli Stati Uniti di cambiare: oggi, però, i democratici non possono festeggiare. Nell’Election Day 2009, primo vero test per il Presidente, il suo partito perde la Virginia e il New Jersey. Nel primo caso non è una grande notizia, la Virginia è da sempre stata repubblicana e solo l’anno scorso, per la prima volta in 40 anni, ha preferito far vincere un democratico. Ma la sconfitta in New Jersey pesa decisamente di più.

Perché in questo caso i repubblicani non vincevano da oltre 12 anni e perché Obama è andato ben tre volte a portare il suo sostegno (di cui l’ultima proprio domenica).
Così, nonostante secondo i sondaggi il presidente abbia tutt’ora il sostegno del 54% degli americani, la notizia della sconfitta del suo partito ha fatto il giro delle testate giornalistiche e soprattutto ha lanciato un allarme per il prossimo appuntamento elettorale del 2010 di metà mandato. Perché in quella data si rinnoverà un terzo del Senato, tutta la Camera dei rappresentanti e più di due terzi dei governatori.
Anche New York, che pure nelle presidenziali appoggiò apertamente Obama, ha rieletto il sindaco repubblicano Michael Bloomberg. Ma questa giornata elettorale è costata cara al repubblicano, visto che, secondo alcuni, avrebbe speso 140 milioni di dollari per essere certo di vincere.

Secondo il New York Times, la vittoria repubblicana in New Jersey e in Virginia dà al partito la possibilità di essere più forte e di far rientrare la nuova ondata politica introdotta dal Presidente Obama, ponendo basi importanti per la raccolta fondi dei Repubblicani, per reclutare candidati e per cavalcare l’emozione del suo elettorato in vista delle elezioni di medio termine del prossimo anno.
Il vero problema che Obama dovrà affrontare è la perdita del “suo elettorato”. I giovani, gli afro-americani, i ragazzi che votano per la prima volta: era questa la grande base elettorale che aveva permesso la vittoria del Presidente e questa volta, invece, sono mancati. L’età media dei votanti è stata di 65 anni ed è stata anche più alta in Virginia e New Jersey.
Anche il voto degli elettori indipendenti è mancato, perché questa volta hanno preferito votare per i Repubblicani. David Axelrod, un consulente di Obama sdrammatizza dicendo che “i risultati dipendono da situazioni locali”, quindi dalle persone candidate.

Ma possibile che l’America voglia già punirlo? Secondo molti sondaggi, il presidente non sarebbe stato il fattore determinante nella scelta di queste elezioni. Ma i dubbi possono rimanere. Così i democratici passano al contrattacco e cercano di elencare tutti i suoi risultati., prima di eventuali bilanci sbagliati. “È passato un anno da quando una netta maggioranza degli americani ha eletto Obama per cambiare il mondo. Ed è esattamente quello che egli sta facendo”, sentenzia l’influente editorialista e premio Pulitzer Eugene Robinson.
In effetti Obama ha impedito che la grave crisi economica si trasformasse in una nuova Grande Depressione, evitando il crollo del sistema, ha aperto il dialogo con l’Islam, ha decisamente invertito il cammino degli Stati Uniti sul problema del cambiamento climatico, sta per chiudere Guantanamo e ritirare le truppe in Iraq (anche se la strategia in Afghanistan è diversa). Soprattutto sta provando a fare una riforma sanitaria che nessun presidente prima di lui è riuscito a portare a compimento. Ma poche ore prima che si chiudessero le urne, il leader democratico al Senato Harry Reid aveva dovuto ammettere che con ogni probabilità mancheranno i 60 voti necessari per far passare la riforma sanitaria.
E se dovesse succedere, allora l’America dovrà smettere di sognare, dopo appena un anno. Solo Obama, ancora una volta, può invertire la rotta.

A Year After Dousing, Republicans’ Hope Rekindled By ADAM NAGOURNEY dal New York Times
Contests serve as warning to Democrats: It’s not 2008 anymore By Dan Balz dal Washington Post

Marianna Lepore

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