Il giorno degli scomparsi

GiornatadegliScomparsi_logoOnu280809Il 30 agosto di 26 anni fa le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata internazionale degli scomparsi: ventiquattro ore in cui Amnesty International, con le associazioni dei familiari degli scomparsi e altre organizzazioni non governative, ricorda le persone scomparse e sopratutto chiede giustizia. Molti governi, infatti, usano le sparizioni forzate come unico metodo per mettere a tacere il dissenso. Le persone spariscono e, con loro, le idee, i progetti, i diritti.

Per combattere questa grave violazione dei diritti umani, il 20 dicembre 2006, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate.
 
La Convenzione non solo obbliga gli stati a introdurre il reato di sparizione forzata nella legislazione nazionale, ritenendo penalmente responsabile chiunque sia coinvolto in atto simile, ma stabilisce anche il diritto della famiglie a conoscere la verità sul destino dei familiari scomparsi.
Per entrare in vigore, però, la Convenzione deve essere ratificata da 20 paesi e, fino a questo momento, sono stati solo in 13 a farlo, ultima la Nigeria il 27 luglio del 2009. L’Italia ha firmato la convenzione nel luglio 2007, ma deve ancora ratificarla. Occorrono quindi altre sette ratifiche e nonostante l’obiettivo sembri difficile, Amnesty International sta facendo di tutto per raggiungere l’obiettivo entro la fine del 2009, per questo ha intensificato le sue pressioni su Burundi, Capo Verde, Costa Rica, Libano, Marocco, Pakistan, Paraguay, Portogallo, Serbia e Timor-Est.

La sparizione forzata è stata, ed è tuttora, una delle tecniche preferite durante le guerre. Migliaia di persone che all’improvviso spariscono, vengono rapite e alle famiglie non arriva più alcuna notizia, nemmeno un corpo su cui poter piangere. Durante il conflitto nel Kosovo nel 1999 sono stati più di 3mila gli albanesi vittime di sparizioni forzata per mano della polizia serba, delle forze militari e paramilitari. Oltre 800 persone, tra cui centinaia di serbi e rom, furono sequestrati da gruppi armati albanesi. Oggi, a distanza di 10 anni, ci sono ancora 1900 famiglie che non sanno cosa sia successo ai propri familiari.
Così come non si sa nulla di centinaia di persone scomparse in Messico durante la “guerra sporca” degli anni 1960-80. Così come mancano all’appello più di 1600 persone scomparse nelle Filippine negli anni ’70, lì dove la repressione violenta non è mai finita visto che nel settembre 2008 James Balao, attivista per i diritti dei popoli nativi, è stato visto mentre uomini armati fermavano la sua macchina e lo obbligavano a salire su un furgone bianco.
La Cecenia è un esempio perfetto di questa tecnica. E non sono solo i giornalisti ad essere rapiti e poi eliminati. Prede di questa nuova tecnica di controllo delle masse sono anche i tanti attivisti delle Ong che cercano di aiutare la popolazione, sopraffatta ormai da anni di guerra. In questo caso le sparizioni sono opera sia delle forze cecene sia di quelle russe e l’unica strada, per salvarsi, sembra quella del silenzio.


Amnesty International
spera che i governi diano la massima priorità alla ratifica, annunciando anche quando sarà approvata. Un’opportunità importante per farlo sarà offerta ai governi dalla 64esima Assemblea generale delle Nazioni Unite che si apre a New York il 15 settembre.
Pochi giorni, ancora, dunque, per raggiungere l’obiettivo.
 
Marianna Lepore

 
  

    

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