La città più violenta del mondo

Soldati in Messico

Ciudad Juarez è un’importante città messicana al confine con gli Stati Uniti, 1 milione e mezzo di abitanti e una forte integrazione economica con la vicina El Paso, in Texas. La città però purtroppo è nota per il suo spaventoso tasso di criminalità che l’ha resa la città più violenta del mondo. Il presidente messicano ha mandato 10.000 uomini dell’esercito per mantenere l’ordine, ma per ora i risultati sembrano scarsi. 

In una sola città vengono uccise circa 3000 persone all’anno, un numero 4 volte superiore rispetto all’intera Italia e dieci volte superiore ai nostri omicidi di mafia. La maggior parte degli omicidi sono dovuti a scontri tra bande per il controllo del traffico di droga, ma anche il numero di avvocati, giudici, poliziotti e giornalisti uccisi è impressionante. A questo si aggiunge anche una serie di feroci assassini di giovani donne che per molto tempo hanno fatto pensare a uno o più serial killer, almeno 400 ragazze uccise nel corso di una decina di anni. E le sparizioni di giovani donne continuano ancora oggi, ma quasi passano in secondo piano rispetto alla violenta guerra per la droga.
In questi giorni è stato ucciso un investigatore della procura che indagava sull’assassinio di un giornalista. Nel corso degli anni le accuse di inefficenza e corruzione contro la polizia locale si sono moltiplicate, e ci sono stati infatti diversi casi in cui alcuni poliziotti erano alle dipendenze dei cartelli della droga. Anche gli Stati Uniti hanno le loro responsabilità, l’accordo di libero scambio Nafta ha impoverito le campagne messicane e aumentano l’inurbazione, con tutti i problemi sociali che questo comporta.
Inoltre le grandi compagnie americane e internazionali che hanno le loro fabbriche a Ciudad Juarez sono state accusate nel caso degli omicidi di giovani donne di aver messo in pericolo la sicurezza delle loro lavoratrici, ad esempio per i turni di sera o di notte, senza nessun servizio autobus attivo. 
Ma un’altra accusa che colpisce gli Stati Uniti è l’idea stessa della “guerra alla droga”, un’altra guerra inutile e perdente ereditata dall’era Bush. Già l’Onu, diversi politici sudamericani e molte organizzazioni civili hanno preso posizione contro gli eccessi del proibizionismo, che finiscono per non ottenere nessun risultato. La commissione latinoamericana sulle droghe e la democrazia ha invitato il presidente Obama a decriminalizzare la cannabis e a trattare l’abuso di droga come un problema di salute e non di sicurezza pubblica. L’idea della depenalizzazione sta facendo progressi in Argentina e Messico e sarebbe ora che il mondo intero capisse che una simile guerra oltre a essere uno spreco di risorse e di vite, non si può vincere. Tutte le guerre alla droga infatti non fanno altro che frantumare la criminalità e renderla sempre più violenta.
Ma ora come ora a Ciudad Juarez il problema immediato sarebbe riuscire a riportare l’ordine e ristabilire il controllo dello stato in città. Per il momento un crescente numero di cittadini messicani compra casa a El Paso, per scappare dalla città più pericolosa del mondo. 

Francesco Defferrari


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