Segni di cedimento

Cina Xinjiang

La repressione e la censura non sono segni di forza da parte di un governo ma di debolezza. In particolare quando travalicano ogni limite delle leggi, anche quelle del regime stesso. I pestaggi e le torture contro gli oppositori in Iran sono il segno di un regime sempre più fuori controllo e terrorizzato. La nuova condanna di Aung San Suu Kyi in Birmania dimostra che il regime ha un’enorme paura che la coraggiosa leader dell’opposizione possa partecipare alle elezioni e vincerle.

Ora anche la Cina dà segni di nervosismo e paura che sembrano indicare un governo sempre più incapace di controllare le sue contraddizioni. Il problema dei regimi infatti non è tanto la loro natura antidemocratica ma quello che fanno in realtà. Il regime iraniano giustifica la sua esistenza dicendo che difende i valori islamici contro la decadenza occidentale ma quando si scoprono torture e omicidi nelle prigioni la scusa dei valori islamici cade e scompare. Il governo cinese giustifica la sua esistenza, come quello birmano, sostenendo di essere un governo giusto che si preoccupa di tutti i suoi cittadini. Ma poi capita che giornalisti, blogger e persino il famoso architetto dello stadio olimpico vengano processati, imprigionati e picchiati perché hanno denunciato gli abusi e la corruzione nel Sichuan. Imbrogli venuti tragicamente alla luce con il tragico terremoto del 2008, quasi 70.000 morti, quando migliaia di edifici pubblici sono crollati come cartapesta (come tofu, dicono in Cina) perché gli amministratori locali rubavano sui materiali e sulle costruzioni. 
Fatti come questi non sono giustificabili in nessun modo e come nel caso dell’Iran e della Birmania dimostrano al mondo che il regime è marcio, non soltanto antidemocratico. Altri blogger cinesi vengono arrestati e imprigionati perchè hanno denunciato lo stupro e la morte di una ragazza, coperto da politici locali parenti dei colpevoli. Ancora, un blogger uiguro sparisce nel nulla dopo l’arresto avvenuto in seguito alla rivolta nello Xinjiang. Il regime insomma non riesce più a nascondere il suo marciume, la corruzione e gli abusi diffusi nel partito al potere, una conseguenza inevitabile di un governo che non risponde al popolo
Ma il mondo sta cambiando e queste notizie che filtrano nonostante la violenza, la tortura, la prigione e la censura sistematica di internet dimostrano che ormai tutti i regimi del mondo danno segni di cedimento. Perché internet non è una strada ma milioni di strade e per quanto si possano sforzare i regimi non riusciranno mai a bloccare completamente la libertà di informazione. Possono riuscirci in parte nei paesi dove la diffusione della rete è vicina allo zero, ma anche in questi casi, come in Birmania, le informazioni arrivano comunque al mondo esterno. Il mondo è ancora pieno di tiranni e tirannucoli da operetta, marci e corrotti fino al midollo e sostenuti da bande di criminali comuni che hanno preso il controllo dello stato. Si reggono con la loro ossessiva propaganda televisiva, raccontano ogni genere di spudorata menzogna per coprire i loro crimini, privi del minimo ritegno civile e morale. Ma il loro tempo finirà. La storia e la tecnologia non torneranno indietro, il loro marciume ormai è esposto in bella vista grazie alla rete e ai media internazionali, per quanti sforzi facciano per nasconderlo. E’ il futuro, e non possono fermarlo. Possono volerci anni, decenni, ma il loro tempo finirà
Francesco Defferrari

  

    

 

 

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