Cina, appello per l’artista arrestato

Remembering, l'installazione di Weiwei a MonacoUn’artista di fama mondiale, autore anche dello stadio a forma di nido che è stato uno dei simboli delle olimpiadi di Pechino del 2008, è sparito nel nulla. Il suo nome è Ai Weiwei e il responsabile della sua scomparsa è lo stato cinese. Il 3 aprile 2011 l’artista è stato arrestato con una serie di strane accuse che sono apparse quasi subito pretestuose: prima evasione fiscale, poi bigamia, quindi utilizzo di pornografia. I familiari non sanno nemmeno dove sia stato incarcerato e non hanno ricevuto nessuna comunicazione ufficiale. Fantasiose accuse a parte, la verità probabilmente risiede nel fatto che Weiwei è un artista scomodo, firmatario di un documento di critiche al governo cinese.

Si tratta della stessa Charta 08, una richiesta di rispetto dei diritti umani in Cina, per cui si trova ancora in carcere il premio nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo. Weiwei inoltre era già stato picchiato dalla polizia dopo aver dato il suo supporto ad un’indagine indipendente di attivisti e giornalisti sul crollo degli edifici scolastici in seguito al terremoto in Sichuan del 2008. In una delle sue installazioni, intitolata “Remembering”, ricordare, aveva ricoperto la facciata del museo Haus der Kunst a Monaco di Baviera con 9000 zaini da scuola che formavano la frase cinese “Ha vissuto sette anni felice in questo mondo”, detta da una madre per la figlia morta nei crolli. Weiwei aveva spiegato l’installazione dicendo che “le vite degli studenti erano scomparse nella propaganda di stato, e presto tutti avrebbero dimenticato”. Questa ed altre iniziative di critica e dissenso verso il governo avevano già provocato arresti domiciliari e la demolizione del suo studio. 
Il noto artista e il premio nobel Liu Xiaobo non sono certo gli unici dissidenti arrestati dal governo cinese per le loro idee, la lista degli incarcerati e degli esiliati è piuttosto lunga. Certo se si guarda alla storia della Cina con una prospettiva più ampia è vero che questo governo cinese, con tutte le gravi violazioni dei diritti umani che ha compiuto e compie, è comunque uno dei più “democratici” che l’enorme nazione asiatica abbia mai avuto. Ma questo fatto è di scarsa consolazione per i tanti dissidenti incarcerati e non dà grandi garanzie per il futuro. Da quando la Cina si è gradualmente aperta al resto del mondo i diritti civili infatti hanno fatto piccoli progressi, ma il regime continua ad alternare momenti di cauta apertura con nuove repressioni, come in questo caso. La Cina è già una potenza economica e politica mondiale ed è probabile che nel tempo il suo ruolo diventerà sempre più importante, ma ancora è difficile capire se la sua crescita economica sarà accompagnata prima o poi anche da una crescita della democrazia reale. La persecuzione del dissenso sembra semmai aumentata dopo il nobel a Liu Xiabo. Anche un famoso cantante rock, Zuo Xiao, è stato arrestato dopo aver chiesto pubblicamente durante un concerto la liberazione di Weiwei, e 35 attivisti per i diritti civili sono stati arrestati dopo le proteste del Febbraio 2011, ispirate dai movimenti democratici del Nord Africa. 
Intanto è partita una mobilitazione internazionale per chiedere al governo cinese la liberazione di Ai Weiwei, con iniziative in tutto il mondo e, in Italia, una raccolta di firme dell’associazione Pulitzer a cui hanno aderito diversi intellettuali, artisti e giornalisti, Amnesty Italia e altre associazioni. La petizione italiana in particolare si propone di chiedere un intervento diplomatico al presidente Napolitano. 

L’appello italiano per l’artista cinese

Francesco Defferrari

 

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