Cina, 60 anni senza diritti umani

Cina_60_festeggiamenti300909Durante la cerimonia di apertura delle ultime Olimpiadi, la Cina aveva giù stupito il mondo, lasciando a bocca aperta con le sue elaborate coreografie. Ma era nulla in confronto a quello che ora metterà in mostra: perché domani Pechino festeggia il sessantesimo anniversario della Repubblica popolare.
Duecentomila militari sullo sfondo di piazza Tienanmen, dove Mao Zedong proclamò la nascita della nuova Cina prenderanno parte alle celebrazioni con danze, musiche e il finale di fuochi d’artificio.

L’anniversario è stato preparato nei minimi dettagli dal regime. L’Esercito popolare di liberazione (Apl), il più grande del mondo, sta preparando da tempo la sua prima parata degli ultimi dieci anni che si concluderà, è certo senza intoppi, davanti al ritratto di Mao. Saranno esibiti 52 tipi di articoli militari al 100% cinesi di cui circa il 90% saranno mostrati per la prima volta, come cinque nuovi tipi di missili, compresi quelli balistici intercontinentali.
Così a poche ore dall’inizio dei festeggiamenti la censura che da sempre controlla il Paese ha avuto un’impennata pazzesca. Una vasta zona intorno a piazza Tiananmen e’ diventata una sorta di citta’ fantasma in vista della parata militare. I grandi alberghi sono stati chiusi. La citta’ proibita degli imperatori, che rimane la principale attrazione turistica della capitale, e’ inaccessibile.

I siti di Twitter e Facebook sono stati oscurati, è stata vietata qualsiasi forma di protesta o petizione popolare ed è stato proibito far volare anche gli aquiloni.
Le autorità cinesi, soprattutto in questi ultimi giorni, si sono dilungate nello spiegare al popolo che la crescita militare del paese non costituisce una minaccia. Grazie anche ad una crescita annuale che negli ultimi 15 anni è stata a doppia cifra, la Cina ha potuto spendere, solo nell’ultimo anno, 71 miliardi di dollari per le forze armate. Piazzandosi così seconda solo agli Stati Uniti, primi con oltre 500 miliardi, nelle spese militari
Nonostante le rassicurazioni del Governo, sono in molti ad essere spaventati da un così forte interesse in campo bellico, soprattutto se si considera l’atteggiamento vendicativo di Pechino nei confronti di chiunque apra al Dalai Lama o alla leader uigura in esilio Rebiva Kadeer.
A 30 anni dalle riforme, la Cina è ancora in fondo alla lista per l’applicazione dei diritti umani: non gode di libertà di stampa, di associazione, di religione e i poteri esecutivo, giudiziario, legislativo sono tutti sotto il controllo del Pcc.
Un Paese che ogni giorno raggiunge un successo, ma che non riesce a smarcarsi dal suo passato e a diventare pienamente “moderno”. Manca di un sostegno sociale ai poveri, ai pensionati, ai disoccupati. La corruzione non accenna a diminuire e anzi è diventata prassi comune di qualsiasi ufficio. E l’inquinamento distrugge a poco a poco l’ambiente e le persone.

Marianna Lepore


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