Cile, il giorno del ritorno alla luce

Cile_capsulaminatorisalvataggioDopo 69 giorni di buio e di silenzio i 33 minatori, 32 cileni e un boliviano, sepolti vivi dopo il crollo parziale della miniera in cui stavano lavorando, stanno tornando uno ad uno alla luce. Dalle viscere della terra alla luce del giorno, stanno riemergendo attraversando quasi 700 metri, rinchiusi in una stretta e piccola capsula.

Non è solo un giorno di festa per questi uomini che in oltre due mesi non hanno perso le speranze di risalire all’aria aperta. È un giorno di festa per una nazione intera che è riuscita ad affrontare questa grande sfida sotto i riflettori di tutto il mondo.
Il primo a rivedere la luce è stato Florencio Avalos, 31 anni: è uscito urlando dalla capsula di metallo davanti a familiari, giornalisti e telecamere, prima di riabbracciare il figlio Byron e la moglie. Ad accoglierlo anche il presidente Sebastian Pinera che può godersi il successo di un Paese che da oggi è ammirato anche per le sue capacità tecnico-organizzative.
Al suo fianco anche il presidente boliviano Evo Morales arrivato per dare il benvenuto al minatore Carlos Mamani, unico straniero del gruppo. Morales non ha voluto perdere l’occasione di “ricevere un po’ della polvere magica politica dell’evento”, come ha scritto il Guardian, riferendosi all’aumento di gradimento di cui ha beneficiato il presidente Pinera in questi giorni, semplicemente stando vicino alle sofferenze di questi uomini. Così, proprio davanti alle telecamere, Morales ha offerto a Mamani un lavoro in patria.
Il vero problema di questi 33 uomini sarà il ritorno a una vita normale. Perché adesso saranno probabilmente assediati dalle telecamere, dalle interviste, dalle promesse di lavori di ogni tipo e sarà difficile gestire un mondo così diverso dal loro.
“Non voglio che mi trattino né come un artista, né come un animatore, voglio essere trattato come un lavoratore, sono un minatore”, è stato uno dei primi commenti di Mario Sepulveda, considerato il più abile comunicatore tra i 33 minatori. E non si è dimenticato di affrontare il problema lavoro, dicendo alle telecamere che “sono necessari dei cambiamenti in questo paese”, riferendosi alle condizioni di scarsa sicurezza a cui gli operai delle piccole e medie imprese sono sottoposti.
Una volta usciti saranno tutti tenuti sotto controllo in ospedale per due giorni, per verificare le loro condizioni mediche e la loro reazione al mondo esterno. Secondo molti esperti, infatti, le ripercussioni psicologiche di un individuo sottoposto a eventi del genere possono portare a disturbi post-traumatici.
Oggi, però, è il giorno della festa a Copiapò. Pinera ha dichiarato che il salvataggio potrebbe essere completato in giornata, prima di quanto previsto. Le scuole sono chiuse, le famiglie riunite, le telecamere puntate sui sopravvissuti, sulle loro lacrime. Il mondo guarda e si commuove.
Le difficoltà inizieranno domani, quando dopo le promesse, spenti i riflettori, i minatori dovranno tornare alla loro dura realtà.

Marianna Lepore


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