La strage continua in Cecenia

CeceniaattivistiuccisiNatalia Estemirova, giornalista e collaboratrice dell’ong russa Memorial, è stata rapita e uccisa meno di un mese fa e oggi altre due vittime si possono aggiungere alla lunga lista degli assassini di stato. Nessuna pace, dunque, nessuna possibilità di sopravvivenza per la libertà d’informazione in Russia.

Zarema Sadulaieva era responsabile della ong “Salviamo la generazione” e ieri era stata prelevata nel pomeriggio, insieme al marito Alik Dzhabrailov, dall’ufficio della loro organizzazione a Grozny. Uomini armati, sconosciuti, vestiti di nero li avevano portati via senza dare spiegazioni ed erano poi tornati solo per prendere il telefonino e l’auto di Dzhabrailov. Proprio in quella macchina sono stati ritrovati, questa mattina, morti.
Avevano solo 33 anni e con la loro organizzazione non governativa cercavano di aiutare i giovani che vivono in Cecenia per evitare che finiscano in bande armate: una tra le poche alternative alla sopravvivenza. Secondo Aleksandr Cerkasov, del direttivo di Memorial (l’organizzazione per cui collaborava Natalia Estemirova), cinque persone hanno fatto irruzione nell’edificio “hanno detto che erano esponenti delle strutture militari e della sicurezza, hanno portato via Zarema e il marito.”  

La notizia va chiaramente censurata perché sarebbe la dimostrazione della situazione al limite vissuta in questo momento storico dalla Cecenia. Così le autorità di Grozny hanno evitato di commentare, ieri, la notizia del rapimento. Addirittura una fonte della polizia non ha voluto parlare di sequestro, affermando che nei confronti dei due non sarebbe stata usata la forza e che essi avrebbero seguito spontaneamente le persone che erano venute a prelevarli.
“Si tratta di un crimine mostruoso”, ha dichiarato Tatiana Lokshina, capo della filiale di Mosca di Human Rights Watch. “Dopo la morte di Natalia Estemirova sembrava che avremmo avuto una pausa nelle uccisioni e negli attacchi contro gli attivisti dei diritti umani. Purtroppo questo non è accaduto”, ha aggiunto.
Le violenze, i soprusi, gli omicidi sono diventati incredibilmente comuni in Cecenia negli ultimi anni, da quando il paese è governato da Ramzan Kadyrov  con il pieno appoggio di Vladimir Putin.
Definito da molti un leader spietato e antidemocratico, Kadyrov, secondo l’associazione per i popoli minacciati (associazione tedesca per i diritti umani), sarebbe il principale colpevole del 70% di tutti gli assassinii, stupri, rapimenti e casi di tortura commessi in Cecenia negli ultimi tempi. Oleg Orlov, un esponente dell’associazione Memorial, aveva apertamente accusato il presidente ceceno Kadyrov di essere il mandante dell’assassinio di Natalia Estemirova.

Ora questo nuovo omicidio arriva dopo soli quattro giorni dalla decisione del tribunale militare di Mosca di aprire un nuovo processo per i tre presunti assassini di Anna Politkovskaya, giornalista di Novaya Gazeta. Una decisione che è stata presa nonostante il totale disaccordo della famiglia della reporter, convinta dell’inutilità di un nuovo processo senza raccogliere altre prove ma utilizzando solo quelle, false, raccolte in passato.
Reporters sans frontières ha accusato il sistema giuridico russo di non voler fare alcun chiarimento sull’omicidio della giornalista, affermando che sarà solo una formalità il nuovo processo. Non è una novità per un paese che è al 141esimo posto su 173 paesi nella classifica della libertà di stampa stilata nel 2008. Dal marzo 2000 sono stati uccisi 20 giornalisti e il giornale Moscovita Novaya Gazeta è stato la testata più colpita con 4 giornalisti uccisi.
Una crescita della violenza che ormai coinvolge chiunque apra bocca contro il potere.

L’inferno Cecenia
2 Aid Workers Killed in Chechnya
By CLIFFORD J. LEVY dal New York Times

Marianna Lepore

  

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