Ancora sangue in Cecenia

Putin_pistola_CeceniaPutin era andato ieri, a sorpresa, in visita in Cecenia per sostenere l’amico Ramzan Kadyrov e per rendere omaggio alla tomba del padre di Kadyrov, Akhmad, protagonista di quell’affermazione militare in Cecenia che spianò a Putin la strada per il Cremlino.
E oggi, quasi in risposta alla sua visita, un nuovo attentato kamikaze nella regione uccide quattro poliziotti e ferisce gravemente un quinto.

Le ultime vittime della sanguinosa battaglia tra ceceni e russi erano state registrate giovedì scorso, quando un altro attacco suicida aveva causato quattro morti e aveva introdotto una nuova tecnica di attacco suicida: il kamikaze in bicicletta.
La visita di Putin di ieri aveva l’obiettivo di dare ulteriore sostegno a Kadyrov, soprattutto dopo la serie di omicidi e attacchi alle forze di polizia degli ultimi mesi. Il potere di entrambi è riuscito fino ad ora a mettere a tacere gran parte degli oppositori del governo. Dai giornalisti agli attivisti per i diritti umani, fino a centinaia di altre persone di cui non si ha più alcuna notizia. I maggiori critici al potere di Putin sono convinti che abbia portato la stabilità nelle ex zone di guerra sacrificando le libertà fondamentali, utilizzando le armi, addirittura peggio, per sopprimere il dissenso.

Il loro potere, però, non è riuscito a mettere a tacere la ribellione del popolo ceceno che ormai dal 1994, dalla prima guerra tra separatisti e forze russe, cerca di liberarsi dal controllo russo.
Proprio Kadyrov, secondo l’associazione per i popoli minacciati (un’associazione tedesca per i diritti umani) sarebbe il colpevole del 70% di tutti gli assassini, stupri, rapimenti e casi di tortura commessi in Cecenia negli ultimi tempi. Il tutto sotto il controllo e appoggio di Vladimir Putin.
Nel frattempo Akhmed Zakaiev, esponente storico degli indipendentisti ceceni che vive a Londra e si era auto proclamato primo ministro del governo separatista in esilio, è stato condannato a morte dalla Corte suprema della Sharia dell’Emirato del Caucaso. Il motivo, secondo quanto scritto in alcuni siti vicini ai ribelli, sarebbe dovuto alla decisione di Zakaiev di partecipare a negoziati con rappresentanti del presidente filorusso, prima a Oslo e poi a Londra.
Durante questi incontri si sarebbe deciso di convocare un congresso mondiale ceceno per instaurare una pace durevole.
Eppure, oggi, dopo quest’ennesimo attentato non sembra esserci alcuna possibilità di soluzione agli scontri, come se il dominio del gigante russo possa essere l’unica alternativa.

L’inferno Cecenia

Marianna Lepore


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