Auschwitz, oltraggio alla memoria

AuschwitzArbeitMachtFreiIn un’Europa che nelle ultime elezioni si è scoperta sempre più a destra, in un’Europa che sembra spesso dimenticare il suo passato, oggi è arrivata la notizia che nella notte è stato rubato il celebre cartello posto all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, che recita “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi). È un atto di vandalismo come molti altri, ma ha una forte connotazione simbolica, anche perché tra poco più di un mese si celebrerà la giornata della memoria mondiale in ricordo della Shoah.

La targa con l’oltraggiosa scritta venne realizzata dai prigionieri del lager e posta all’ingresso del campo nei primi anni ’40. In quel campo, poco lontano da Cracovia, morirono circa un milione di persone, il 90% dei quali ebrei. Nessun indizio al momento su chi possa essere responsabile, ma la polizia ha aperto un’inchiesta già dalle prime ore del mattino assicurando che darà la caccia agli autori.
L’unica certezza è che il furto fosse stato pianificato nei dettagli da veri professionisti, perché per entrare nel campo sono riusciti a recidere il filo spinato che delimita il territorio e soprattutto sono riusciti a eludere le telecamere di sorveglianza. Ora, a furto avvenuto, si scopre che staccare l’iscrizione in ferro battuto non era così difficile, almeno secondo Jeroslaw Mensfeld (un portavoce del museo di Auschwitz), che però aggiunge: “ma bisognava saperlo”.
Avner Shalev, direttore del Museo dell’Olocausto di Israele, ha dichiarato che questo furto “equivale a una vera dichiarazione di guerra”.  «Non sappiamo l’identità dei responsabili, ma presumo si tratti di neonazisti». Shalev si è detto certo che il governo polacco farà «tutto il possibile» per rintracciarli.
Certo non sarà facile trovare i colpevoli anche se un pezzo del genere verrebbe facilmente ritrovato se immesso nel mercato nero.  Il furto dà un nuovo duro colpo alla sopravvivenza di questo campo di concentramento che proprio ieri aveva ricevuto dalla Germania la promessa di una donazione di 60 milioni di euro per la manutenzione dell’ex lager, la metà del denaro necessario per preservare alla memoria postuma le rovine delle baracche e delle camere a gas.
L’offerta era arrivata dopo l’appello alle donazioni internazionali lanciato dalla Polonia alcuni mesi fa. Aiuti necessari per preservare il sito visto che centinaia di migliaia di persone visitano annualmente il museo, ma i ricavi della vendita dei biglietti non sono sufficienti a coprire i costi di mantenimento del sito che contiene 155 edifici e centinaia di migliaia di oggetti personali.
Pawel Sawicki, portavoce del museo di Auschwiz, ha detto che all’entrata del campo è già stata messa una copia della scritta, usata in passato quando l’originale era in fase di restauro. E ha ricordato alla stampa che “Auschwitz deve rimanere intatta perché altrimenti rimarremmo senza il più grande promemoria del mondo su cosa siamo capaci di fare gli uni agli altri”.

Marianna Lepore


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