Aung San Suu Kyi libera

SuuKyiliberataSi erano radunati in centinaia davanti alla sua casa da ieri pomeriggio: i sostenitori di Aung San Suu Kyi sapevano che oggi scadeva la sua detenzione. La leader dell’opposizione birmana, premio Nobel per la pace nel 1991 è finalmente libera. “Dobbiamo lavorare insieme, all’unisono, per raggiungere il nostro obiettivo di una Birmania democratica”, sono state le prime parole che ha detto ai suoi sostenitori.

È da ieri mattina che si susseguono anticipazioni per cui sarebbe stata liberata. Fonti ben informate assicuravano già ieri che il leader birmano, il generale Than Shwe, aveva firmato l’ordine di rilascio. E, da quel momento, sempre più forze dell’ordine hanno iniziato a circondare la casa della Suu Kyi, mentre in centro città almeno 800 sostenitori si sono radunati nei pressi della sede della Lega nazionale per la democrazia, il partito che la donna guidava.

San Suu Kyi si è affacciata ai cancelli della sua casa e ai suoi sostenitori ha detto di tornare domani quando terrà un discorso. “C’è un tempo per il silenzio e un tempo per parlare”, ha detto alla folla festante che la aspettava davanti casa, e ha poi detto ai suoi sostenitori di tornare domani quando farà il suo primo discorso da donna libera. Poche parole che dimostrano come la Suu Kyi abbia rifiutato il divieto delle autorità di tornare a parlare dopo la liberazione. Subito dopo quello che è stato solo un omaggio ai suoi sostenitori, Suu Kyi è rientrata in casa accompagnata da funzionari del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd). Le forze di sicurezza birmane non sono intervenute per disperdere la folla o bloccare i saluti della donna, una decisione piuttosto rara nel Paese. La nuova dimostrazione che il regime, forse, vuole provare a ottenere dei consensi dal resto del mondo per far calare il silenzio sulle ultime elezioni.

”Il rilascio di Aung San Suu Kyi e’ certamente una notizia positiva, anche se segna solo la fine di una sentenza ingiusta ed estesa illegalmente. Rimane il fatto che lei e gli altri prigionieri di coscienza non avrebbero mai dovuto essere arrestati”. lo ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. La Shetty ha poi detto che questa volta le autorità dovranno garantire la sicurezza della Suu Kyi. Questa liberazione, però, non deve far dimenticare al resto del mondo i tanti altri prigionieri politici nelle carceri della Birmania. Attualmente, secondo Amnesty, sarebbero oltre 2200, tutti condannati sulla base di norme vaghe. Prigionieri sottoposti a condizioni di vita molto dure, spesso torturati per obbligarli a confessare false verità. L’auspicio di Amnesty International è che il mondo, ora, continui a sorvegliare la Birmania.

Marianna Lepore


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