La linea dura dell’Arizona

ArizonaarrestoSe l’Italia sta scoprendo in questi mesi di essere un paese razzista, forse perché in passato il problema dell’integrazione non aveva mai dovuto affrontarlo veramente, gli esempi che arrivano da oltreoceano ci possono mostrare fino a che punto arriva la discriminazione. Gli Stati Uniti dell’era Obama sembrano un paese multirazziale. Ma la paura verso gli altri esiste: in Arizona manca solo la firma del governatore per quella che è stata definita la legge contro l’immigrazione clandestina più repressiva del paese.
Tutti quelli che hanno la pelle scura o dei tratti somatici che potrebbero non essere “americani” dovranno ricordarsi di uscire da casa sempre con il portafogli o il documento in tasca, perché potrebbero essere fermati dalla polizia. Fino a questo momento negli Stati Uniti i reati di immigrazione clandestina sono considerati reati federali, quindi non di competenza diretta dei singoli stati. Questo significa che la polizia può decidere di chiedere un documento e verificare la regolarità di un cittadino solo se è sospettato di aver commesso altri reati.
Ora, con la nuova legge, le cose cambiano: la polizia dell’Arizona avrà il diritto di fermare chiunque sia “ragionevolmente sospettato” di essere un immigrato clandestino e arrestarlo qualora fosse sprovvisto di un valido documento d’identità.
E anche coloro che aiuteranno, ospiteranno o daranno lavoro a immigrati non in regola potranno avere guai giudiziari.
Non sembrerebbe una novità una legge del genere in uno stato, come l’Arizona, da sempre conservatore al punto da accettare per ultimo la festa nazionale proclamata in onore di Martin Luther King. Qui un terzo circa dei 7 milioni di abitanti è ispanico e si stimano attorno ai 450.000 i “clandestini”. Ora, grazie alla legge 1070, questi uomini in cerca di un futuro migliore avranno nuove difficoltà da affrontare.
Il vero problema della legge è che, di fatto, giustificherà i comportamenti segregazionisti. Lo fanno notare alcuni giovani preti del posto che dichiarano “è come se questa legge stia costringendo i nostri poliziotti a comportarsi in modo razzista”.
Alessandra Meetze, presidente dell’Unione Americana delle libertà civili in Arizona, dichiara che grazie a questa legge “persone come mia madre, che hanno una pelle scura e un accento diverso, potranno essere arrestate e trattenute fino a quando non arriverà la conferma che si trovano legalmente nel paese”.
Anche la polizia non ha gradito il provvedimento, perché proprio per la paura di essere espulsi dagli Stati Uniti pochi immigrati continueranno a testimoniare o collaborare a eventuali indagini e il clima diventerà sempre più teso.
Il cardinale Roger Mahoney, arcivescovo di Los Angeles, ha criticato duramente la nuova legge, paragonandola a quelle applicate nella Germania nazista. Ma il senatore Russel Pearce, che ha scritto la legge, continua a ripetere che questo provvedimento era necessario perché il governo federale non aveva ancora affrontato il problema.
L’ultima parola spetterà alla governatrice dello stato americano, la repubblicana Jan Brewer. In base alla sua scelta cambieranno i rapporti con Washington dove Barack Obama (oggi a metà mandato) deve accelerare sulla riforma dell’immigrazione: una promessa che in campagna elettorale aveva assicurato i voti dei latinos. E ora sempre più necessaria visto che, secondo alcuni opinionisti, sarebbe stata proprio l’incapacità di affrontare il problema a livello nazionale che ha lasciato campo libero a questo provvedimento.
Le elezioni del 2012 si avvicinano e Obama dovrà essere molto attento alle sue prossime mosse.

Marianna Lepore

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