Un anno senza Neda

NedaAghaSoltanIl 20 giugno del 2009 una ragazza rimaneva vittima degli scontri che riempivano le strade di Teheran dove i giovani erano scesi tutti in piazza per protestare contro i brogli massicci che avevano falsificato la rielezione di Ahmadinejad. Una foto di quel volto insanguinato scattata con un cellulare ha fatto il giro del mondo diventando simbolo della protesta. Un anno dopo, però, dell’Iran non si parla, l’opposizione è al silenzio totale e per ricordare Neda ci ha pensato un documentario della HBO, subito diffuso su Youtube.

Neda Agha-Soltan è stata uccisa da un proiettile sparato da un membro della milizia armata iraniana. Uno sparo in pieno volto, una foto che ha riempito le pagine di tutti i giornali senza dare alcuna giustizia a quella studentessa ventisettenne che è diventata, suo malgrado, il simbolo di una protesta democratica. Le elezioni del 2009 in Iran erano state attese a lungo dal popolo, ma i reali risultati sono stati capovolti con imbrogli talmente plateali che il popolo aveva deciso di scendere in piazza a manifestare contro il regime. Neda è rimasta vittima, suo malgrado, di quegli scontri.
Così a un anno da quell’assassinio, la HBO (rete americana via cavo) apre la sua rassegna estiva di documentari con il film, For Neda: un ritratto di una giovane donna i cui desideri di libertà erano repressi dalla repubblica islamica e dai dettami misogini imposti dal regime.
Il film è stato realizzato da Antony Thomas, regista inglese, e dal giornalista iraniano ex corrispondente del Guardian, Saeed Kamali Dehghan. Tutto senza autorizzazioni, correndo rischi altissimi. Dehghann è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia di Neda e a intervistarla, per la prima volta, raccontando la loro verità.
Il documentario prima di essere trasmesso sulla rete americana era già disponibile gratuitamente su YouTube. Un modo completamente nuovo di diffondere un film ma necessario. Perché racconta la storia di un omicidio e la vittoria della verità in un panorama di bugie.
Il regista ha così spiegato la sua scelta della diffusione in rete del film: “Le forze di sicurezza iraniane possono controllare internet e la velocità di trasmissione dei dati – ha dichiarato – ma non possono fermare la diffusione virale dei DVD”. La speranza è che in tanti scarichino il documentario nella versione in Farsi e inizino a copiarlo, per distribuirlo clandestinamente e far sapere agli Iraniani cosa è veramente successo il 20 Giugno del 2009. Perché il regime ha provato a distorcere la verità, raccontando che era stata la CIA a uccidere Neda, che era stato il movimento verde a organizzare l’omicidio per farsi pubblicità, addirittura che la giovane fosse ancora viva.
For Neda racconta, invece, i fatti. Le proteste di quei giorni a cui anche questa giovane studentessa di filosofia aveva aderito. Era stata la prima bambina a rifiutare di indossare il chador, racconta la madre, Hajar Rostami Motlaq, alla telecamera mentre mostra tutto quello che le è rimasto di questa giovane figlia: i vestiti mai indossati, i libri proibiti che aveva in camera, la stanza ancora in perfetto ordine. In un paese in cui una donna deve essere invisibile, se divorzia deve rinunciare ai figli e dove la sua testimonianza vale la metà di quella di un uomo, Neda e i suoi sembrano, invece, una famiglia “normale” come tante altre famiglie occidentali.
Quando subito dopo le elezioni Ahmadinejad si proclamò vincitore, senza che effettivamente tutti i voti venissero contati, in milioni si riversarono nelle piazze. “Where is my vote” era scritto sui loro cartelloni, mentre manifestavano in silenzio, perché quel silenzio doveva parlare. In prima fila c’erano le donne, anche Neda, giovani e non, con e senza velo, le une al fianco delle altre a dimostrare che un cambiamento era possibile.
Alcune donne, racconta il documentario, avvicinarono Neda e le dissero di non uscire da casa perché era troppo bella e i fondamentalisti, incapaci di controllare la loro reazione davanti alla bellezza, l’avrebbero uccisa. Quasi un avvertimento. Il giorno dopo Neda era di nuovo in strada e un proiettile la colpì in pieno. Senza i cellulari, senza le telecamere digitali, senza internet, quelle immagini non sarebbero mai arrivate al mondo.
Neda è diventata, suo malgrado, un eroe, ma come Kamali Dehghan dice nel documentario, “era un eroe come milioni di altre ragazze oggi in Iran”.
A un anno di distanza dall’omicidio di Neda, il regime in Iran è diventato ancora più duro. Nella prima metà del 2010 sono salite sulla forca almeno 80 persone, nessuna manifestazione di protesta nemmeno nel primo anniversario delle false elezioni del 2009. Anzi, il regime ha diffuso un documentario sulla morte di Neda dal titolo “Intersection” in cui si accusa l’organizzazione del popolo dei Mujahedeen per la morte della ragazza.
Il regime, però, è più debole di quel che sembra, assicura il documentario. E la dimostrazione è il silenzio del potere su questo primo anniversario. Ma Neda è morta invano? No, né lei, né gli altri. “Sarà ricordata come una delle più importanti madri della libertà”. Perché oggi, nel 2010, agli iraniani manca l’unica parola che conta: la libertà.

Marianna Lepore

 
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