Il costo della guerra

Pakistan refugees

L’esercito pakistano continua la sua offensiva contro i talibani nelle zone tribali del nord ovest. I combattenti islamici hanno dichiararato di aver lasciato Mingora, la città più importante della valle di Swat, “per evitare vittime civili”, ma hanno anche giurato che combatteranno fino alla morte. Nei prossimi giorni l’esercito dovrebbe iniziare l’occupazione della città. 

Nell’ultimo mese come conseguenza dei combattimenti quasi 2 milioni e mezzo di persone sono fuggite dalla zona verso il sud, e dai profughi in fuga arrivano testimonianze di violenze commesse da ambo le parti. Alcuni giorni fa l’ONU aveva lanciato un appello internazionale per almeno 500 milioni di dollari necessari a mitigare le “incredibili sofferenze” dei profughi e finanziare le iniziative per aiutare i civili. 
L’offensiva pakistana fa parte di una strategia generale concordata con gli Stati Uniti per contrastare la libertà di azione dei talibani tra Pakistan e Afghanistan e distruggere le loro basi operative. Il 21 maggio il senato americano ha approvato il finanziamento delle operazioni militari estere degli Stati Uniti con 91 miliardi di dollari, ma non ha concesso i finanziamenti per la prevista chiusura di Guantanamo, che pure il presidente Obama ha definito “un luogo che macchia la reputazione degli Stati Uniti”. Per concedere gli 81 milioni necessari a chiudere il super carcere cubano il Congresso americano chiede un piano “passo per passo”. In pratica gli stessi parlamentari democratici temono che la decisione sia troppo impopolare, visto che tra la popolazione americana quei detenuti sono pur sempre ritenuti pericolosi terroristi, anche se nella maggioranza dei casi questo non è affatto vero. Sono solo sospetti terroristi, detenuti da anni senza lo straccio di un processo, in molti casi chiaramente innocenti. 
In Afghanistan Obama manderà 20.000 uomini in più, raggiungendo la cifra di 68.000, nella speranza di ottenere risultati decisivi nella lotta ai talibani. Per la prima volta quest’anno gli Stati Uniti spenderanno di più in Afghanistan che in Iraq. 
Certo a pensare a quanto sono costate le due guerre, 900 miliardi di dollari finora, viene da chiedersi se questi soldi non sarebbero meglio spesi per finanziare la pace invece della guerra. Sappiamo che l’integralismo prospera nella povertà, quindi combatterla sarebbe l’unica soluzione a lungo termine per avere un mondo più sicuro. Ma il movimento per la pace è stato solo una fiammata del 2003. L’opinione pubblica occidentale è troppo facilmente manipolabile e in fondo i talibani, fanatici che si finanziano col traffico di droga, non stanno simpatici a nessuno. Ancora però non si capisce come si possa vincere, continuando a bombardare i civili come succede continuamente in Afghanistan. In Iraq durante il regime di Saddam sono stati uccisi circa 300.000 civili. Durante l’occupazione americana un numero stimato tra 650.000 e 1.200.000. Anche la Guerra in Afghanistan ha già fatto tra i civili dal 2001 tra 10.000 e 30.000 morti, tanti quanti il regime dei talibani e probabilmente di più. Talibani che, tra parentesi, arrivarono al potere grazie all’appoggio del Pakistan e l’approvazione americana. Chi ci guadagna in tutto questo? Solo le industrie delle armi, ovviamente. I civili non ci guadagnano molto. Ma il movimento per la Pace che esisteva negli anni 70 e 80 e sembrava poter rinascere nel 2003 è scomparso nel nulla, e quindi i molti che si arricchiscono con la guerra fanno quello che vogliono. 

Francesco Defferrari

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