La chiesa Valdese benedice le coppie gay

Valdesi_il_si_a_coppiegayIn due soli giorni, a fine agosto, il Sinodo dei Valdesi ha deciso di dire sì alle coppie gay. Per la prima volta, in Italia, una comunità cristiana ha legittimato le unioni tra omosessuali. Riuniti come ogni anno a Torre Pelice, nel torinese, i rappresentanti di oltre 30.000 credenti venuti da ogni parte del mondo hanno dato il via libera alla benedizione delle coppie omosessuali, ai registri per il testamento biologico e alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Tre sì che aumentano ancora di più il divario tra i valdesi e i cattolici italiani. Tre sì che attestano gli eredi del mercante Pietro Valdo su posizioni decisamente più laiche dello Stato italiano. Una novità assoluta questa approvazione, arrivata con 105 voti a favore, 9 contrari e 29 astenuti. “Un passo in avanti chiaro e netto, certo, ma da collocare in un percorso che andrà ancora meglio”, dice Marco Bouchard, presidente del Sinodo ed ex magistrato, ma a certe condizioni. Perché spetterà ad ogni comunità stabilire tempi e modi, «laddove si sia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni».
Non è una posizione nuova per i valdesi perché nei paesi che prevedono le nozze gay, la benedizione era già prevista anche per gli omosessuali. Era però necessario stabilire cosa fare in uno Stato, come l’Italia, dove leggi in merito non esistono. Così, per colmare un vuoto normativo, i valdesi hanno deciso di dire “sì”, nel rispetto delle diverse sensibilità.
Quello che, invece, lo Stato italiano non fa. Tanto che il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, una volta appresa la notizia ha affermato dal palco del Meeting di Comunione e Liberazione: “Non è un tema che rientra nel programma di Governo, quindi dubito che ci sara’ un confronto su un tema come questo.”
Il Governo ha quindi perso un’altra opportunità per occuparsi, veramente, di chi è discriminato. E ha lasciato cadere nel vuoto l’appello lanciato dai valdesi alle istituzioni italiane a fare “attenzione verso la situazione di discriminazione delle persone gay, lesbiche, bisex e transessuali, e in particolare della regolamentazione dei diritti delle coppie di fatto”. Il Sinodo della Chiesa Valdese ha chiesto di riaprire la riflessione sulla realtà omosessuale all’interno delle chiese e della società.
Così mentre il governo italiano continua a non voler affrontare il problema (come se non riconoscendo le coppie omosessuali automaticamente le si cancelli), il resto del mondo, invece, si comporta diversamente. A luglio l’Argentina ha approvato una legge per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. È stato il primo paese sudamericano ad approvare una legge simile che consente anche l’adozione alle coppie. Il popolo era talmente coinvolto da questa legge che il dibattito in Senato è stato trasmesso in diretta tv. I Paesi Bassi hanno riconosciuto il matrimonio tra omosessuali ben dieci anni fa, mentre Spagna e Canada hanno legalizzato le unioni nel 2005. Sul quotidiano El Pais, a cinque anni da questa legge, lo scrittore spagnolo Luisge Martin ha fatto un bilancio, dimostrando che non si è compiuta nessuna delle profezie apocalittiche prospettate da chi era contrario al provvedimento. Oggi i Paesi in cui i gay possono sposarsi, come una coppia eterosessuale, sono la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Spagna, il Portogallo, i Paesi bassi, il Belgio, i Paesi Scandinavi e 5 stati americani. Ma sono riconosciute le coppie di fatto anche in Canada, Nuova Zelanda, Croazia, Svizzera, Ungheria e Sudafrica. Così come la Colombia, l’Ecuador, l’Uruguay e alcuni stati brasiliani riconoscono alcuni diritti alle coppie omosessuali.
L’Italia, invece, ancora una volta conta un primato negativo: è l’unico paese dell’Europa occidentale nel quale i diritti civili degli omosessuali non sono neppure nell’agenda politica.

Marianna Lepore

 
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