L’Italia non esiste

Alla vigilia dell’anno in cui bisognerebbe festeggiare i 150 anni dell’Unità, ottenuta con molto sangue e tante lotte, l’Italia ha cessato di esistere ormai da un pò. Il sogno del Risorgimento di fare l’Italia e fare anche gli italiani sembra molto vicino a un completo fallimento. Le diverse anime della nazione convivono molto male e fanno fatica a sopportarsi e non può essere altrimenti, perché hanno scopi completamente diversi e incompatibili.

Come conciliare l’egoismo e il razzismo della Lega, che si vanta di disprezzare la bandiera e ha inventato una regione che non è mai esistita come la Padania, con chi crede ancora nei valori dell’Unità e della solidarietà nazionale? Come conciliare il legittimo desiderio dei laici e dei non cattolici al rispetto dei loro diritti con la parte più retrograda della Chiesa, che vorrebbe imporre a chiunque, con la forza, i propri dogmi tramite leggi dello stato? Come conciliare il desiderio di giustizia, libertà e democrazia con un premier che capeggia una classe politica impegnata a eliminare le libertà fondamentali, depredare il paese, distruggere la Costituzione e sbeffeggiare la giustizia?
Ma la vera tragedia è che forse l’Italia non è mai esistita. Anche ai tempi dell’Unità c’era chi lottava per l’Italia e chi invece lottava per mantenerla divisa e schiava. E dopo l’Unità le azioni del governo, soprattutto nel Meridione, si sono rivelate più spesso atti di oppressione e rapina che democrazia e sviluppo. Poi è venuto il fascismo, che per anni ha diviso gli italiani in campi contrapposti, e anche dopo la sua caduta le tensioni sociali e politiche sono state molto forti per decenni, con contorno di stragi di stato e terrorismo. Gli italiani insomma non hanno mai dato grandi prove di solidarietà e comunanza di intenti come idealmente si dovrebbe sperare in un paese unito. L’unico legame che mantiene bene o male unita questa società è il sistema economico condiviso da tutto il mondo occidentale, e nient’altro. 
I tanti che negli ultimi duecento anni hanno combattuto per un’Italia libera, giusta, solidale e unita speravano che un giorno questo paese si sarebbe scrollato di dosso la soffocante ingerenza della Chiesa, la corruzione e il clientelismo, l’arrogante violenza delle mafie, i meschini egoismi campanilistici, l’esasperata contrapposizione politica senza rispetto umano. Invece tutti questi storici mali del paese, oggi più che mai trionfanti, rendono difficile credere che abbia un senso dirsi italiani, se mai lo ha avuto. Eppure tante persone in duecento anni hanno speso e spesso anche sacrificato la loro vita per rendere questo paese almeno un poco migliore, ostacolati con ogni mezzo e spesso sbeffeggiati da altri italiani, che volevano soltanto preservare i loro egoismi e i loro privilegi. Molti uomini e donne hanno lottato lo stesso, credendo che prima o poi l’Italia sarebbe diventata una nazione giusta, libera, solidale, unita, e in fondo hanno dimostrato con la loro vita che un simile sogno era possibile.
Ma oggi, in un paese di egoismi trionfanti, del tutto privo di un qualsiasi progetto comune, che è sempre apparso incapace di governarsi da solo con un minimo di stabilità e credibilità, forse sarebbe il caso di dimenticare l’Italia e sperare che questo paese diventi il prima possibile una semplice provincia dell’Europa. 

Francesco Defferrari

 
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