Censura e manganello

La protesta degli aquilani a RomaLa popolazione dell’Aquila e dei paesi limitrofi colpita dal terremoto dell’anno scorso ha dovuto subire, oltre ai drammatici danni del sisma, anche una serie infinita di false promesse da parte del governo italiano, coperte da abbondanti dosi di mielosa propaganda mentre purtroppo diventava sempre più evidente che nessuna assicurazione sull’aiuto dello Stato e la ricostruzione sarebbe stata rispettata. Negli ultimi tempi la rabbia dei terremotati è cresciuta e di pari passo è aumentata la censura.

Una buona fetta dell’informazione italiana, Tg1 in testa, è infatti come ben noto asservita ai dettami del premier in carica o perché gli appartiene o perché lui se ne è impadronito e quindi ben si guarda dal dire che tutte le promesse di Berlusconi, come al solito, non sono state realizzate. La città dell’Aquila è ancora un cumulo di macerie, il tessuto economico e sociale non è stato ricostruito e nel frattempo è emersa una sfilza di scandali e ruberie incentrate sulla ricostruzione. E in tutto questo il governo era già pronto a chiedere agli abitanti della zona il pagamento in tempi rapidi degli arretrati delle tasse. Di fronte a questa situazione indecente oggi migliaia di aquilani sono scesi in piazza a Roma per una dura protesta contro il governo, subendo cariche e manganellate da parte della polizia. Il risultato per ora è un contentino, con il pagamento delle tasse arretrate dilazionato in 10 anni a partire dal 2011. Ma in ogni caso il Tg1 ha accuratamente evitato, come è sempre successo negli ultimi tempi, di dare risalto alla manifestazione. 
E’ il comportamento tipico di una dittatura: la propaganda dà soltanto le notizie a favore del governo e quando qualcuno, esasperato da come la realtà sia ben diversa dalla finzione televisiva, scende in piazza a protestare ecco che arriva la polizia a reprimere i manifestanti con la forza. Intanto in Parlamento i deputati della maggioranza hanno picchiato un deputato dell’opposizione. Nei media di parte governativa ovviamente questo è accaduto perché il deputato picchiato si è comportato in maniera provocatoria. 
Una parte troppo grande dell’Italia non riesce più a percepire quanto siano gravi questi avvenimenti, quanto sia pericoloso avere un governo che vive con la propaganda e non sopporta la verità e che, infatti, quando non riesce a nascondere la verità, ecco che ricorre alla violenza. Una dittatura mediatica non è poi molto diversa da una dittatura militare e l’Italia ormai è sempre più una democrazia soltanto sulla carta. 

Francesco Defferrari


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