La guerra contro di noi

Via dei Georgofili, Firenze 1993

In altri paesi del mondo i governi hanno fatto e fanno la guerra contro i loro stessi cittadini. In Iran, in Sri Lanka, in Birmania, in molti altri luoghi. Una parte della popolazione subisce una repressione feroce per aver protestato contro il governo, per aver chiesto maggiori diritti. In alcuni paesi gli oppositori vengono imprigionati, torturati, uccisi. Ma in Italia abbiamo avuto un fenomeno forse unico nel mondo. Uno Stato che ha praticato il terrorismo contro i propri cittadini. 

Anche se in molti casi non sono mai stati trovati i colpevoli ci sono ormai pochi dubbi che le più terribili stragi d’Italia, da Portella della Ginestra, 11 morti, a Piazza Fontana, 16 morti, a Gioia Tauro, 6 morti, a Piazza della Loggia a Brescia, 8 morti, all’Italicus, 12 morti, a Ustica, 81 morti, fino alla stazione di Bologna, 85 morti, siano state compiute con la complicità di parti dei servizi segreti italiani che avrebbero aiutato i presunti autori materiali delle stragi, spesso attribuite ai neofascisti. Uno dei principali sospettati, Delfo Zorzi, è fuggito da  anni in Giappone, paese che non prevede l’estradizione, dopo che un testimone che lo accusava ha ritrattato, sembra in seguito a un pagamento ricevuto da un conto riconducibile alla Fininvest Per questa vicenda è accusato di favoreggiamento anche Gaetano Pecorella, ex difensore di Zorzi, avvocato di Berlusconi e deputato del PdL, proposto nel 2008 come giudice della Corte Costituzionale.  
La strage del rapido 904, 17 morti, vedrebbe coinvolti tutti insieme allegramente la mafia, il terrorismo nero, la P2 e i servizi segreti. Il capo della Loggia P2 Licio Gelli è stato in effetti condannato nel 2005 per tentativi di depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna. Negli elenchi della P2 come si sa erano presenti politici, ufficiali delle forze dell’ordine e imprenditori come l’attuale premier Silvio Berlusconi.  
Poi sono venute le stragi attribuite alla mafia, Capaci e Via D’Amelio in cui furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino e altre 9 persone, Via dei Georgofili a Firenze, 5 morti e via Palestro a Milano, altri 5 morti, più le due bombe a Roma che non provocarono vittime. 
Domani saranno 17 anni dalla morte di Borsellino, e alcuni pentiti oggi dichiarano che lo Stato e la Mafia erano in trattativa in quel periodo, e c’erano uomini dei servizi segreti coinvolti negli omicidi e nelle stragi di mafia. Borsellino, che in quel periodo indagava proprio sui rapporti tra mafia e stato, sarebbe stato ucciso perché si opponeva a questa trattativa. La sua agenda rossa, dove annotava pensieri e fatti, non fu mai ritrovata. Uno scenario da romanzo nero che infatti è già stato raccontato da Giancarlo De Cataldo nel libro “Nelle mani giuste“, ma è possibile che la realtà superi persino la fantasia.  
Se tutte queste cose sono vere significa che in Italia i servizi segreti, o almeno una parte di essi, non si sono preoccupati di difendere i cittadini dal terrorismo, neofascista o mafioso, ma anzi lo hanno aiutato, hanno collaborato con assassini e stragisti per ricavarne vantaggi politici, per distrarre gli italiani dai problemi del paese coalizzandoli contro un nemico interno facile da odiare.
In altri paesi probabilmente il semplice sospetto di una simile trama criminale all’interno dello stato avrebbe provocato una rivoluzione. In Italia invece la strategia della tensione ha funzionato benissimo, ha accecato i cittadini e ha permesso agli uomini che volevano mettere le mani sullo Stato di fare i propri comodi. Ora poi non servono nemmeno più le bombe, il sangue degli innocenti, le stragi.
Ora per accecare gli italiani basta la televisione

Francesco Defferrari

 
 {youtube}QbTzDxeNy10&feature{/youtube}
 


 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>