Un anno per ricordare Stefano Cucchi

StefanoCucchigraphicnovelIl 22 ottobre del 2009, un giovane di 31 anni moriva a causa delle botte prese in carcere e non curate, soli sette giorni dopo il suo arresto e senza poter ricevere nemmeno l’affetto di un familiare. A quasi un anno da quella notte, debutterà sabato 18 settembre nell’auditorium del carcere di Padova il recital di Ugo De Vita, “In morte segreta – Conoscenza di Stefano Cucchi”. E avrà come primi spettatori i detenuti e le guardie penitenziarie, proprio le persone coinvolte in questa tragedia che aspetta ancora la verità.

Stefano tornerà a vivere in teatro non solo a Padova, ma anche a Roma il 21 settembre alla biblioteca Vallicelliana, e poi a Milano, il 14 ottobre, alla biblioteca Braidense. Non sarà solo il teatro a ricordare questo giovane, il cui corpo tumefatto è nella memoria di tutti grazie alle foto diffuse dai media che lasciavano pochi dubbi sulle cause del decesso. La verità sarà stabilita solo dal processo, per ora ci sono 13 persone indagate tra medici, infermieri e agenti penitenziari.
C’è questo documentario e c’è la forza di una famiglia e in particolare della sorella di Stefano, Ilaria, che è riuscita ad attirare l’attenzione dei media e a evitare che la morte del fratello venisse archiviata come quella di “un tossico”. “Se noi non avessimo fatto ricorso ai mezzi di informazione – dice Ilaria Cucchi – le cose non sarebbero andate così”.
Oggi la storia di Stefano non è stata insabbiata. La ricorda questo documentario, ma anche la graphic novel “Non mi uccise la morte” (ed. Castelvecchi), dello scrittore Luca Moretti e del fumettista Toni Bruno. “La prima cosa che ho fatto è stato andare da mia madre e dirle: “Quello che è successo a Stefano poteva succedere a me”. Ed è vero”, dice Moretti che, prima di scrivere il testo, ha letto tutte le cartelle cliniche di Stefano piene di correzioni e contraddizioni. La storia a fumetti di questo giovane è scaricabile gratis dal 7 luglio sul sito di racconti www.terranullius.it perché «tutti devono conoscere la storia di Stefano, in questo particolare caso la massima divulgazione dell’opera è ancora più importante».
Nelle tavole in bianco e nero si racconta tutto perché la storia di questo giovane da privata è diventata pubblica, con le foto, le ricostruzioni e le dichiarazioni dei ministri Alfano e Giovanardi che liquidano così la vicenda: “Si tratta di una caduta accidentale dalle scale. Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Ci sono anche le loro facce tra le pagine del libro.
Forse le loro dichiarazioni saranno anche in un altro libro, scritto dalla sorella Ilaria per ricordare Stefano: Vorrei dirti che non eri solo, in uscita a ottobre per Rizzoli. Il libro, scritto con il giornalista Giovanni Bianconi, inviato del Corriere della sera, non vuole solo raccontare la storia di questo ragazzo. Ma vuole lanciare un appello contro i maltrattamenti in carcere. Perché non c’è solo Stefano, ma ci sono anche Giuseppe Uva, Stefano Gugliotta, Federico Aldrovandi, Manuel Eliantonio. Ci sono i suicidi nelle carceri, sempre più numerosi. E c’è un sistema, quello carcerario, che dovrebbe rieducare e invece spesso finisce solo per uccidere, fisicamente o mentalmente.

Marianna Lepore

   

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