Storia d’Italia in mafia e politica

L'attentato di Capaci in cui morirono Falcone, la moglie e tre agenti di scortaIl processo d’appello per concorso esterno in associazione mafiosa in cui è imputato Marcello Dell’Utri, uno dei fondatori di Forza Italia e grande amico del premier Silvio Berlusconi, ci sta raccontando la storia dei rapporti tra mafia e politica negli ultimi decenni. Una storia poco edificante per il nostro paese e soprattutto per le istituzioni. Oggi ha deposto Gaspare Spatuzza, un pentito, pluriomicida, che ha indicato Berlusconi e Dell’Utri come i referenti politici delle stragi di mafia del 1993.

Graviano mi fece il nome di Berlusconi e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro (che sarebbe Dell’Utri) ci eravamo messi il paese tra le mani. Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro ‘crasti’ socialisti che avevano preso i voti dell’88 e ’89 e poi ci avevano fatto la guerra”, ha dichiarato il pentito.
Queste parole e quello che sappiamo da precedenti processi ci permettono di ricostruire la storia dei rapporti tra mafia e politica per parecchi anni. Sappiamo che almeno fino al 1980 la Democrazia Cristiana era il principale referente politico della mafia. Lo sappiamo perché Giulio Andreotti nel 2003 è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, “concretamente ravvisabile fino alla primavera del 1980”, un reato estinto per prescrizione. Per i fatti successivi Andreotti invece è stato assolto. Possiamo ragionevolmente ipotizzare che nel corso degli anni 80 la Democrazia Cristiana, anche in seguito a gravi fatti di sangue come gli omcidi di Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, sia stata costretta a fare qualcosa per combattere la mafia dei corleonesi di Riina, sempre più sanguinaria e coinvolta nel traffico internazionale di droga. La mafia ha quindi cercato referenti politici da altre parti, in particolare tra i socialisti, e in quel periodo Silvio Berlusconi era appunto un imprenditore vicino ai socialisti di Bettino Craxi. Sul denaro con cui Berlusconi ha costruito la sua fortuna economica gravano infatti sospetti di un’origine mafiosa. I socialisti alla fine non si rivelarono dei buoni alleati per la mafia e furono distrutti dalle inchieste di Mani Pulite, quindi l’organizzazione criminale aveva bisogno di altri alleati, che andò a cercare nella nascente formazione politica di Forza Italia. 
Spatuzza entra in aula a TorinoIl fatto che Spatuzza, a differenza di altri pentiti, non sia stato condannato a morte dalla mafia e i suoi familiari non siano stati minacciati, fa pensare che l’organizzazione non abbia niente in contrario al fatto che collabori con la giustizia. Secondo Berlusconi e Dell’Utri questa è la prova che non si tratta di un vero pentito, ma di un mafioso che vuole colpire un governo che non ha mai aiutato la mafia. Ma può anche essere che semplicemente la mafia non sia contenta dell’allenza stipulata nel 1993 con la politica. Forse i mafiosi pensano che Berlusconi ha fatto tanto per salvare se stesso dai suoi processi e ben poco per i processi degli altri. La testimonianza del pentito più che dissipare ombre ne crea tante altre: “Quando avvennero Capaci e via D’Amelio abbiamo vigliaccamente gioito. Quelle sono stragi che ci appartengono. Mentre l’attentato di Firenze non ci appartiene”. Se i mafiosi non sono gli unici responsabili delle bombe a Firenze, Milano e Roma del 1993 che uccisero 10 persone innocenti, a chi appartengono quegli attentati? A elementi deviati dello stato, come si è spesso sospettato per le bombe negli anni di piombo? L’accusa del pentito qui non è soltanto che il partito di Berlusconi abbia promesso favori alla mafia in cambio di voti e della fine delle stragi, ma addirittura che lui e Dell’Utri, come ha dichiarato anche un altro pentito, siano stati tra i mandanti di quelle stragi, per favorire l’ascesa al potere dell’attuale premier.
Quello che appare certo è che la politica italiana per decenni ha trattato in un modo o nell’altro con la mafia mentre magistrati, giornalisti, uomini politici onesti, poliziotti e tanti comuni cittadini venivano uccisi da quelle stesse organizzazioni criminali. Le loro trame, i loro sporchi giochi, le nostre vite e il nostro sangue. 
Probabilmente il processo Dell’Utri non sarà sufficiente per fare piena luce su tutto questo, a parte una certezza che molte persone in Italia hanno già capito da un pezzo. Che un premier su cui gravano sospetti così pesanti dovrebbe dimettersi subito

Francesco Defferrari

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