L’urlo delle donne

Senonoraquando_manifestazionedonneUn minuto e mezzo di silenzio, poi un urlo collettivo: è iniziata così, a Roma, la manifestazione per la dignità delle donne, “Se non ora quando”. E così in altre 230 città italiane oltre a molte altre città in giro per il mondo. Una domenica in piazza senza bandiere politiche e senza il falso moralismo di cui hanno parlato alcuni giornali. Perché non c’erano donne che volevano giudicare altre donne. C’erano donne che si chiedevano che fine avesse fatto il cammino di emancipazione iniziato molti anni fa.

In molti hanno provato, nei giorni passati, a strumentalizzare questa giornata, a darle a tutti i costi una connotazione politica. Nonostante le organizzatrici avessero ripetuto fino all’ultimo che di politica si sarebbe parlato poco. Se ne sarebbe parlato in quanto una politica lontana dai veri problemi delle donne, non in quanto una politica che fa solo bella mostra del corpo del capo.
Lorella Zanardo, la scrittrice che con il documentario e libro Il corpo delle donne, per prima ha aperto il dibattito sul femminile dopo molti anni di silenzio, dichiarava da giorni che non sarebbe stata “una dimostrazione contro le donne ma contro un sistema che ci usa come oggetti”.
E, infatti, in piazza c’erano tutte: le madri, le nonne, le politiche, le sindacaliste, le figlie, le registe, le giornaliste, le operaie, le femministe, le docenti universitarie e l’elenco potrebbe essere infinito. C’erano quelle donne che in questo mondo italiano – non solo politico – non si riconoscono. Perché nonostante le lotte di altre donne molti anni addietro, la situazione femminile italiana è ancora allo sbando. Anzi, il tentativo di sminuire continuamente la capacità di critica e di scelta delle donne non si arresta e arriva, spesso, da altre donne. Per difendere i propri capi, di solito maschi, le donne in Italia sono disposte a non fare gruppo, a non cercare di difendere le loro libertà, i loro diritti. Quasi dimenticando che ormai la popolazione è in larga parte composta dal “sesso debole” che però occupa una percentuale irrisoria dei posti di comando nel Paese.
Non meraviglia, quindi, che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, abbia dichiarato a poche ore dall’inizio della manifestazione,”Le donne che scendono in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne”. Continuando poi col dire che “oggi non va in scena la manifestazione delle donne ma quella di militanti della sinistra contro il governo Berlusconi”. Peccato che in piazza non si siano viste bandiere politiche, né di destra, né di sinistra. E che se tutti i presenti (in qualsiasi città) fossero stati solo “militanti di sinistra”, forse oggi avremmo un governo diverso.
La piazza faceva paura e non certo perché piena di “moralisti”, come qualcuno aveva dichiarato. Faceva paura perché poteva essere il risveglio di una parte del popolo.
Oggi, in tante piazze italiane, le donne hanno ritrovato il coraggio di uscire dall’ombra, di affermare le loro ambizioni e la loro identità, di farlo non tanto davanti al presidente del Consiglio ma davanti ai propri compagni, figli, genitori. E se questo movimento riuscisse a non chiudersi qui, allora la manifestazione potrebbe dirsi riuscita. Basterà che queste donne continuino a indignarsi ogni qual volta gli uomini decidono del loro corpo. Come è successo pochi giorni fa quando nel decreto mille proroghe è stato inserito dal governo un emendamento che prevede la possibilità per il ministro della Salute di richiedere informazioni sulle pazienti in cura nei centri di procreazione medicalmente assistita.
Se l’urlo di oggi non si fermerà qui, se quelle donne e quegli uomini che sono scesi in piazza contro un’Italia che non li rappresenta non si stancheranno di urlare il loro dissenso, allora forse il risveglio del nostro Paese potrebbe essere iniziato. Altro che “radical chic”.

Marianna Lepore

 
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