La scuola in rovina

protesta precari

I precari della scuola protestano in tutta Italia per i tagli decisi dal ministero dell’Istruzione. Circa 60.000 posti in meno, parte dei 130.000 posti che secondo il governo devono essere tagliati entro il 2011. In parte questi tagli vengono assorbiti dai pensionamenti, che però quest’anno sono circa 35.000, quindi almeno 25.000 persone, in genere supplenti, resteranno senza lavoro. Il più grande licenziamento di massa nella storia del paese. 

I Cobas parlano di 40.000 licenziamenti tra precari e personale Ata, gli altri sindacati di 25.000, ma tutti sono d’accordo che i tagli hanno creato una vera emergenza sociale. Molti dei precari che quest’anno non avranno un posto lavorano nella scuola italiana da anni, ma non sono mai diventati di ruolo. Poi ci sono quasi 300.000 supplenti iscritti nelle graduatorie, che non si sa quale fututo avranno.
Le conseguenze sulla vita degli alunni sono classi più affollate, eliminazione delle mense e dei rientri pomeridiani nelle scuole medie, dei corsi di recupero, la necessità di chiedere soldi ai genitori per pagare gli straordinari agli insegnanti, un diluvio di tagli alle ore di lezione per riuscire a sopravvivere. Il governo dice che non ci sono soldi e i tagli sono necessari, e questa è tutta la giustificazione che gli serve per distruggere di fatto la vita di migliaia di persone.
Eppure per le scuole private i soldi erano pronti a trovarli, e proprio in questi giorni il ministro Gelmini ripete l’annuncio al meeting di Rimini e conferma la linea dura: “Non è tollerabile che in Italia il comparto scuola venga usato come ammortizzatore sociale”. E quindi quale sarebbero in Italia gli ammortizzatori sociali? altri lavori per le professioni umanistiche che non ci sono? sussidi di disoccupazione per i precari che non ci sono? Cosa dovrebbero fare migliaia di persone che restano senza lavoro e non hanno la possibilità di trovarne un altro, con la disoccupazione italiana che presto raggiungerà il 10%, visto che la situazione nelle fabbriche e nelle aziende non è migliore di quella nella scuola? Qual’è la soluzione di questo governo? Forse secondo loro i giovani italiani senza lavoro, precari per anni, dovrebbero evitare di protestare e lasciarsi morire di fame per strada.
Un governo serio non può pianificare migliaia di licenziamenti senza prevedere una soluzione, altrimenti si crea una situazione di esplosiva protesta sociale. La stupidità di questa strategia, o meglio l’assenza di qualsiasi strategia sensata, è sconvolgente. Ma perfettamente in linea con l’azione generale di questo governo. Mentre in tutto il mondo gli altri paesi cercano di sostenere il settore pubblico a qualsiasi costo per evitare un drammatico peggioramento della crisi, il governo italiano taglia, anche se l’investimento sull’istruzione è da sempre inferiore alla media europea. Giovedì 3 settembre è previsto un incontro al ministero con i sindacati per trovare una soluzione alla prima emergenza di un autunno che si preannuncia particolarmente duro per i lavoratori italiani, e ancora di più per chi un lavoro non lo ha affatto o lo ha perso. 
L’aspetto più tragico della scuola italiana è che prima della Gelmini aveva tanti, enormi problemi da risolvere. Ora il ministro in carica, che questi problemi non ha nessuna intenzione di risolverli ma semmai cerca di aggravarli, è diventato il problema più grande.   

Francesco Defferrari


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