Se a scioperare sono gli immigrati

primomarzo2010scioperoimmigratiImmaginate un giorno in cui quattro milioni e mezzo di immigrati che lavorano in Italia decidessero di incrociare le braccia e non lavorare. Ventiquattro ore in cui migliaia di infermieri, pizzaioli, badanti, baby sitter, cassieri, camerieri, centralinisti, muratori, insegnanti, medici, politici, giornalisti si fermassero tutti. Un incubo? No, solo quello che succederà, in Francia e in Italia, il 1° marzo 2010.

In questi giorni più di 240 immigrati stanno conducendo uno sciopero della fame per chiedere tempi più brevi per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno. Perché senza questo documento gli immigrati non possono lavorare regolarmente, affittare una casa, versare i contributi, far parte effettivamente della vita economica-sociale del nostro paese e non essere solo sfruttati. Nonostante il Testo unico sull’immigrazione preveda un termine di 20 giorni, sono centinaia di migliaia le persone in attesa di un permesso di soggiorno che non arriva prima di 7-8 mesi. E mentre queste persone sono in sciopero della fame per cercare di ottenere qualcosa, c’è chi ha invece pensato di fare come in Francia, astenersi collettivamente per un giorno intero dal lavoro.
Se siamo abituati a organizzarci quando scioperano i mezzi di trasporto pubblico a cui sono poi dedicati titoli e servizi sui giornali, perché non cercare di ottenere la stessa attenzione anche per un problema che riguarda i quasi cinque milioni di immigrati che mandano avanti il paese Italia?
Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Stranieri ma anche italiani, tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli, si sono riuniti e hanno iniziato a organizzare questa giornata di sciopero degli immigrati anche in Italia. Così è nato un sito internet e un gruppo su facebook.
Lo scopo? Dimostrare che se tutti gli immigrati nel nostro paese incrociassero le braccia e a loro si aggiungessero anche i colleghi italiani accomunati dal senso di disuguaglianza che colpisce tutti, allora il paese andrebbe in tilt. L’iniziativa è stata lanciata in Francia da Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, e ripresa in Italia grazie a Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana.
L’obiettivo è dimostrare che senza immigrati tra i piedi, come in molti vorrebbero, ci sarebbero centinaia e centinaia di bambini e anziani improvvisamente senza assistenza, ettari di terreni abbandonati e molti altri disagi. Perché al contrario di quello che la propaganda razzista divulga, la crescita del numero degli stranieri presenti in Italia “non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”. Secondo il rapporto Unioncamere 2009, il 48% degli immigrati è, infatti, impiegato in occupazioni non qualificate o semi-qualificate.
L’obiettivo dello sciopero sarebbe eguagliare i 12 milioni di persone che il 1 maggio 2006 si sono fermate negli Stati Uniti, in maggioranza ispanici, per protestare contro l’introduzione nell’ordinamento legislativo americano del reato di clandestinità.
Ci sono ancora due mesi per sapere come andrà a finire, ma si può già prevedere che il 1° marzo 2010 lo sciopero degli stranieri creerà molti disagi alla società razzista italiana: perché senza immigrati non si vive meglio. Ma è certamente più facile, per un governo, far finta di nulla, allontanare gli stranieri e umiliarli, piuttosto che risolvere con leggi adeguate la questione immigrazione.

Marianna Lepore

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