Per cosa hanno combattuto

Un gruppo di partigianiE’ il 25 aprile, sono passati 65 anni dalla liberazione dal nazi-fascismo e fra pochi giorni, il 5 maggio, cade un altro anniversario importante, i 150 anni della spedizione dei Mille. I tanti giovani che combatterono per la Resistenza e l’Unità difficilmente riconoscerebbero nell’Italia di oggi la nazione che avevano sognato, quella per cui credevano valesse la pena morire.  

Al governo ci sono partiti e uomini che hanno spesso ostentato disprezzo per l’Unità d’Italia e per la Resistenza. Diversi politici leghisti infatti hanno più volte dichiarato di non considerarsi italiani, anche se non hanno apparentemente problemi ad utilizzare a loro beneficio i poteri del governo di Roma. Altri politici della maggioranza hanno tentato più volte di negare i valori della Resistenza, come l’attuale presidente della provincia di Salerno, che ha affisso manifesti in cui si parla di “esperienza” fascista e si ringraziano gli eserciti alleati per aver salvato l’Italia dalla “dittatura” comunista. Non è certo la prima volta che la destra dimentica opportunamente che l’unica dittatura che ci sia mai stata in Italia è quella fascista. 
I ragazzi spesso giovanissimi che parteciparono alla spedizione dei Mille per realizzare il sogno di un’Italia unita venivano tutti dal Centro-Nord. A loro si unirono nel corso dell’impresa di Garibaldi tantissimi ragazzi del Sud. All’epoca parlavano a malapena la stessa lingua, eppure non dubitavano di voler diventare cittadini della stessa nazione. I ragazzi che combatterono nella Resistenza avevano le più diverse estrazioni politiche e sociali, e tuttavia lottarono uniti per la democrazia e la libertà. 
Dall’altra parte c’erano altri italiani, che difendevano regimi appoggiati da invasori stranieri. Alcuni pensavano di essere nel giusto, anche se lottavano per una causa sbagliata. Altri semplicemente erano stati costretti ad arruolarsi. 
Ma in entrambi i casi il problema dell’Italia non erano soltanto loro, che invece di sognare un’Italia migliore difendevano le bugie di qualche tiranno, ma la grande massa di italiani a cui non importava niente. Nulla dell’Unità e nulla della Resistenza. Sono gli stessi italiani che oggi non sono consapevoli di quello che accade nel paese e vengono facilmente plagiati dalla televisione, o non vanno neppure a votare. Questi italiani non ne hanno idea, ma chi ha combattuto per un’Italia indipendente e libera è morto anche per loro, ha reso possibile una nazione che altrimenti sarebbe ancora divisa, arretrata e debole e invece, nonostante crisi e corruzione, è una delle più ricche e avanzate al mondo. 
E tuttavia i sogni di quei ragazzi che hanno perso la vita per l’Italia, il sogno di un paese dove avrebbe trionfato la giustizia, la libertà, la democrazia e la solidarietà sono ancora molto lontani dal realizzarsi. In questi tempi in cui l’Unità e la democrazia vengono attaccate praticamente ogni giorno, è necessario ricordarlo e continuare a lottare contro chi per opportunità o convenienza è disposto a difendere i tiranni e contro chi non vuole sapere nulla perché il destino del suo paese non gli interessa abbastanza. Ma se un numero sufficiente di cittadini continuerà a lottare e a ribellarsi, come hanno fatto tempo fa i garibaldini e i partigiani, forse un giorno l’Italia sarà davvero un paese migliore, per tutti. 

Francesco Defferrari


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