Referendum: arriva dal Messico l’appello al voto

iovotosiL’appuntamento con i referendum del 12 e 13 giugno è sempre più vicino e ora che anche la Consulta ha dichiarato ammissibile il nuovo quesito referendario sul nucleare riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche contenute nel Dl omnibus, continua la sfida contro il tempo di tanti italiani per convincere tutti ad andare a votare e raggiungere il quorum necessario per rendere valida la consultazione. Domenica e lunedì dovranno essere tanti gli italiani che andranno ad esercitare il loro dovere e per sensibilizzare quanta più gente possibile, sono scesi in campo anche molti italiani residenti all’estero.

Dopo una frustrazione crescente per le vicende del Bel Paese, per lo smantellamento della giustizia e dell’informazione, alcuni italiani residenti in Messico hanno deciso di far parlare dell’Italia non per il gossip sul bunga bunga ma per la forza che alcuni cittadini hanno nel credere ancora nella democrazia e quindi nel diritto al voto. Così è partita la campagna “Io voto sì, dappertutto!”. “L’idea – dice una delle sostenitrici dell’iniziativa – è di riprodurre la scritta “Io voto sì” su magliette e su qualunque superficie utile, immortalare la scritta con una foto digitale e metterla su un apposito blog che abbiamo creato”. L’obiettivo è convincere 25 milioni di persone ad appoggiare con la stessa forza questo voto.
Il modo più semplice è stampare la scritta “Io voto sì” sulla maglietta, ma in molti hanno deciso di trovare metodi alternativi per dimostrare la loro partecipazione: si va dalla torta alla pizza, dalle composizioni floreali ai post-it, fino ai manifesti attaccati su qualunque superficie. L’importante è che ovunque sia scritto “Io voto sì”.
Gli italiani residenti in Messico hanno voluto ricordare, proprio in occasione del 2 giugno, festa della Repubblica, come tutto nel nostro Paese ricominciò con un referendum il 2 giugno 1946. Sessantacinque anni dopo, un voto di massa al referendum del 12 e 13 giugno e un’eventuale vittoria dei avrebbe un significato politico e sociale molto importante, segnerebbe un ulteriore passo verso il risveglio del paese e darebbe un’altra spallata al governo dopo le amministrative che lo hanno fortemente delegittimato.
Questo fine settimana, quindi, è importante andare a votare e allora bisogna chiarire le idee su che cosa andremo a decidere alle urne. I quesiti sono 4: due sull’acqua, uno sul nucleare e uno sul legittimo impedimento. I primi due quesiti riguardano l’acqua: il primo è sull’abrogazione dell’affidamento dei servizi idrici ai privati e il secondo è sull’abrogazione della norma che permette il profitto nell’erogazione del bene acqua potabile. Al di là della questione morale per cui, secondo alcuni, il bene acqua debba rimanere pubblico, lì dove i servizi sono stati privatizzati non ci sono stati vantaggi. Anzi, le tariffe della gestione privata dell’acqua sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni mentre sono rimaste costanti nel caso della gestione pubblica. Il terzo quesito è sul nucleare, la scheda è di colore grigio e si chiede ai cittadini se sono contrari – in questo caso devono votare Sì – o favorevoli alla costruzione di nuove centrali nucleari. La Consulta proprio oggi ha dichiarato ammissibile il quesito anche se questo progetto è stato sospeso nell’ultima formulazione della legge in attesa di valutazioni sulla sicurezza degli impianti.
Ma l’impianto nucleare ci farebbe veramente risparmiare sulle bollette energetiche? Non proprio: costruire un impianto nucleare significa spendere tra gli 8 e i 10 miliardi di euro e comunque far fronte ad altre spese per avere l’energia fino a quando le centrali non saranno completamente operative. E una scelta nuclearista sarebbe in controtendenza con gli altri Paesi europei, visto che la Germania ha deciso di abbandonare il nucleare e la Francia ci sta seriamente pensando. L’ultimo quesito è sul legittimo impedimento: si chiede ai cittadini se vogliono abrogare la legge. Il quesito è stato autorizzato dalla corte di Cassazione anche dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge in questione. Si deve votare sì se si è contrari al principio che Presidente del Consiglio e ministri possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano o votare no se si è a favore di questo scudo giudiziario.
Quattro domande che stanno aspettando la risposta di almeno 25 milioni di italiani: votare potrebbe voler dire, finalmente, che il Paese si sta svegliando.

Marianna Lepore


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