Un ponte per le lobby

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il progetto del ponte

Dicono che i lavori inizieranno a gennaio 2010 e il ponte sullo stretto di Messina sarà aperto al traffico il 1 gennaio 2017.  Sabato 8 agosto diversi cittadini, partiti di opposizione e associazioni ambientaliste hanno organizzato una manifestazione a Messina contro il progetto, già iniziato dal precedente governo Berlusconi e ora, pare, di imminente realizzazione. Gli oppositori contestano diversi aspetti del ponte.

Intanto l’assurdità di una simile opera faraonica quando la Salerno-Reggio Calabria deve ancora essere finita dopo decenni di lavori e in Sicilia manca ancora una moderna rete ferroviaria e autostradale. L’impatto ambientale del ponte su Messina e Villa San Giovanni inoltre viene considerato devastante, con due torri alte 376 metri, fondazioni e ancoraggi fino a 50 metri di profondità e lo sfondamento di una montagna per una galleria di 3,3 km. Il tutto in un’area con un’attività sismica tra le più forti del mondo, l’incontro tra la placca tettonica africana e quella europea, che si muove tanto da allontanare la Sicilia dalla Calabria di quasi 1 cm all’anno. 
Gli esempi esteri inoltre non sono molto incoraggianti: il tunnel sotto la Manica tra Francia e Inghilterra è costato ai contribuenti 20 miliardi, ai privati 14 e ha accumulato miliardi di debiti. Per quanto riguara il ponte sullo stretto per ora sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro, tutti soldi pubblici, ma ne serviranno come minimo 6,3, una cifra già lievitata da un preventivo di 3,9 miliardi. Chi vuole scommettere che i costi resteranno all’interno del preventivo? Con una rete autostradale ancora nettamente insufficiente sia in Calabria che in Sicilia il traffico previsto non riuscirà mai a coprire i costi in tempi ragionevoli. Servirebbero 100.000 veicoli al giorno, ma secondo le previsioni ne passeranno soltanto 15.000. Per coprire i costi quindi ci vorranno tempi geologici, ma comunque nei tempi geologici il ponte crollerà per effetto dei movimenti sismici. 
guadagnarci le imprese che verranno pagate dallo stato, cioè da noi, per costruire il ponte: in testa la Impregilo già famosa perchè doveva costruire gli inceneritori in Campania e per aver realizzato l’ospedale dell’Aquila crollato durante il terremoto. E poi naturalmente mafia e n’drangheta che hanno le mani in pasta in tante imprese edilizie siciliane e calabresi. Il ponte è infatti già oggetto di due inchieste della magistratura, una per l’impatto ambientale per cui l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione, l’altra riguardante la vittoria dell’appalto da parte di Impregilo (con un preventivo di 3,9 miliardi poi diventati 6,3)
La solita opera a vantaggio di qualche lobby economica poco chiara che viene venduta dalla propaganda di regime come un beneficio per i cittadini. Un beneficio per i cittadini sarebbe usare l’oceano di soldi stanziato per il ponte per modernizzare strade e ferrovie in Sicilia e Calabria e mettere in sicurezza scuole e case in due regioni ad altissimo rischio sismico, iniziative che creerebbero posti di lavoro in una zona molto più vasta del solo stretto. Ma purtroppo si sa che in Italia comandano e governano le lobby politico mafiose e non i cittadini.
Che però ancora non si arrendono, e l’8 agosto saranno in piazza per far sentire la loro voce. 

Francesco Defferrari