Una vittoria operaia

Gli operai della Innse

Gli operai della Innse hanno vinto e la fabbrica non sarà smantellata per speculazioni immobiliari come era nelle intenzioni del primo compratore. Il nuovo acquirente, il gruppo Camozzi, ha accettato un accordo per la ripresa dell’attività a inizio ottobre e per manterenere l’area “a destinazione industriale” almeno fino al 2025. Tutti e 49 gli operai messi in mobilità nel maggio 2008 saranno riassunti, e sono state accolte le richieste del sindacato per gli ammortizzatori sociali. 

Nell’Italia di oggi, in cui gli operai non vincevano nulla da anni, l’Italia del lavoro sempre più precario dove gli esseri umani di solito possono essere buttati via come oggetti, la vittoria degli operai Innse è una notizia straordinaria. Merito dei quattro operai che insieme a un delegato Fiom sono rimasti per otto giorni sopra una gru, mentre una buona parte degli italiani era in vacanza, per difendere il loro lavoro e quello dei colleghi. L’accordo è stato raggiunto quasi allo scadere del termine della mezzanotte dell’11 agosto. Nel corso della giornata i cinque si erano collegati con i quattro lavoratori della Cim di Marcellina, a Roma, che da tre giorni stanno protestando su una torre alta 37 metri. “Il vecchio tipo di lotta, lo sciopero, non funziona più. Bisogna utilizzare nuove forme di lotta. Dobbiamo resistere. Più punti di resistenza ci sono, meglio è per tutti”, ha detto un operaio della Innse a un collega della Cim. 
In tutta la vicenda il governo italiano non ha fatto praticamente nulla, nonostante i ripetuti inviti di molti esponenti dell’opposizione a intervenire per risolvere la situazione. A dire il vero l’unica azione compiuta dal governo è stata quella di schierare ingenti forze di polizia contro gli operai, ma cinque di loro erano riusciti ugualmente ad entrare e a salire sul carro ponte per la loro protesta. 
Nell’imminenza di un autunno in cui la crisi certamente non sarà ancora finita la vicenda Innse è molto istruttiva. Per gli operai di tutta Italia e anche per il governo, che dovrebbe imparare che i problemi del lavoro non si possono risolvere soltanto con gli interventi delle forze dell’ordine, anche perché la solidarietà che gli operai hanno ricevuto da tutto il mondo e pure dai sindacati di polizia dimostra che la difesa del proprio lavoro è una causa che nessuno può condannare.

Francesco Defferrari 

 


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