No al razzismo

La manifestazione contro il razzismoOggi a Roma la grande manifestazione antirazzista ha portato in piazza 200.000 persone, da Piazza della Repubblica fino al palco in piazza Bocca della Verità. Una manifestazione per dire no al decreto sicurezza che criminalizza gli immigrati, no ai respingimenti dei profughi, illegali per qualsiasi norma del diritto internazionale, no ai Centri di Identificazione ed Espulsione dove persone innocenti possono essere tenute in prigione fino a sei mesi.

No al razzismo che si diffonde sempre di più in questo paese, con aggressioni continue favorite da una propaganda politica contro gli immigrati criminale, falsa e irresponsabile. Gli immigrati in Italia sono ormai 4 milioni eppure possono perdere il permesso di soggiorno ed essere imprigionati semplicemente se perdono il lavoro o lavorano in nero, grazie alle leggi del governo di centrodestra. 
Ad aprire il corteo, un grande striscione con scritto “No al razzismo, al reato di clandestinità”. Molto nutrita la partecipazione delle comunità immigrate giunte a Roma da tutta Italia. In piazza anche le immagini del ‘santino’ di “San Papier, protettore degli immigrati”, piccoli canotti gonfiabili con scritte come “Maroni sui gommoni” e “No ai respingimenti”, oltre all’immagine di una grande onda affiancata dalla scritta “Respingiamo il razzismo” e slogan classici come “Nessuna persona è illegale” e una frase tratta dal Vangelo di Matteo che recita “Ero straniero e mi avete accolto”, affiancata da un altro striscione con su scritto “Cristo è qui, quando ci sarà tutta la Chiesa?”. Molte persone hanno sfilato con la maglietta disegnata dal vignettista dell’Unità Staino con la scritta “E adesso denuncia anche me”. 
Al corteo antirazzista si è unito quello degli studenti di Roma, hanno partecipato più di 400 associazioni laiche e cattoliche, diversi esponenti dell’opposizione, e sul palco in Piazza Bocca della Verità hanno parlato tra gli altri il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso, la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio, Moni Ovadia, Haidi Giuliani e don Tonino dell’Olio di “Libera”, l’associazione antimafia.

No al razzismo

“Nella cultura di questo governo ci sono componenti intolleranti e xenofobe. Non è un caso se è stata respinta la proposta di legge contro l’omofobia e varate norme sui respingimenti anche di chi può accedere al diritto d’asilo”, ha detto Moni Ovadia. 
La manifestazione ha superato di molto le 150.000 persone che avevano partecipato alla manifestazione antirazzista del 7 ottobre 1989, la prima in Italia, organizzata dopo l’assassinio di Jerry Essan Masslo, un immigrato sudafricano sfuggito all’apartheid e ucciso a Villa Literno. “Allora il razzismo era solo una minaccia, ora è una realtà – ha detto Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci – Noi pensiamo al futuro, il governo invece sta raccontando bugie sull’immigrazione e ci sta riportando al passato su questo tema”.
“Una ribellione delle coscienze contro la notte della nostra democrazia, contro il razzismo, l’omofobia, l’intolleranza che sembrano essere stati sdoganati nella società anche per il linguaggio delle elites di dirigenti”, ha detto il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola.
Aboubakar Sounahoro, uno dei portavoce del comitato organizzatore “17 ottobre“, insiste sul punto centrale della mobilitazione, un immigrato non è un criminale: “La vita di un essere umano non equivale a un permesso di soggiorno. Milioni di migranti vengono discriminati, anche se non commettono alcun reato come lo commette chi fa il falso in bilancio, corrompe i giudici e si copre con il lodo”.
Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani “questa è una manifestazione necessaria perchè c’è troppa xenofobia nel mondo della nostra società e troppe forze politiche lisciano il pelo a questi sentimenti irrazionali». Piero Bernocchi dei Cobas vede una strategia politica volta a mettere le classi popolari contro i migranti in una sorta di guerra dei penultimi contro gli ultimi. “Il Paese è ridotto in maniera così ignobile anche per la guerra dichiarata ai migranti, che contribuiscono con salari da fame a mandare avanti l’Italia.”
“L’Italia  ha perduto qualcosa di straordinario, il suo Dna, quello di saper aiutare la gente che si trova in difficoltà. Siamo stati il popolo più disposto ad accogliere, ad aiutare. Di colpo siamo diventati ottusi, grigi. Tutta la questione sicurezza è stata un’operazione culturale per andare a trovare il nemico. C’è un clima, che coinvolge anche gli omosessuali, che vede un pericolo in qualsiasi cosa sia diverso.” ha detto Dario Fo.

Francesco Defferrari

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