I rifiuti e la rivolta di Napoli

NapolispazzaturacrisiCi sono ragazzi diventati da poco maggiorenni che Napoli, senza rifiuti, non hanno avuto il piacere di conoscerla. O l’hanno potuta ammirare solo per brevi periodi, in quelle fasi in cui la perenne “emergenza” veniva tamponata con soluzioni temporanee. Qualcuno di loro magari a queste elezioni è andato a votare credendo nel nuovo “sogno” che solo il neo sindaco, Luigi De Magistris, è riuscito a vendere.

Il primo cittadino appena insediatosi, nel pieno dei festeggiamenti, aveva promesso di ripulire la città in cinque giorni e i napoletani, un popolo che da sempre vive ascoltando promesse che raramente si realizzano, avevano sorriso concedendo il beneficio del dubbio. Oggi, però, il tempo è scaduto e per le strade di Napoli ci sono 2.400 tonnellate di spazzatura. “Il nostro piano è stato sabotato” ha commentato il primo cittadino mentre i napoletani alzano il livello delle proteste.
De Magistris ha diffuso un video in rete in cui ha cercato di spiegare ai napoletani, che in questi anni lo avevano già imparato, che il sistema ora in atto in Italia con la suddivisione dei compiti tra Comune, per la raccolta, e gli altri enti, per la destinazione dei rifiuti, è un sistema che non può funzionare. E mentre Berlusconi già dichiarava che ora ci penserà il Governo – incapace come gli altri enti di trovare una soluzione adeguata visto che negli anni è intervenuto più volte solo con soluzioni tampone – il sindaco ha voluto ricordare che questo stesso Governo che ora vuole correre in aiuto “si è girato dall’altra parte a causa dei veti della Lega Nord, non varando il decreto che, invece, sarebbe suo dovere varare” e che avrebbe consentito il trasferimento dei rifiuti campani fuori regione.
Mentre il rimpallo delle responsabilità continua, questa notte i roghi sono andati avanti: 54 incendi in città, di cui 20 nel centro. Ieri c’era stata la nuova protesta dei napoletani che vivono nei Quartieri Spagnoli. Perché se la città intera vive con la spazzatura per strada, ci sono zone che riescono ad essere ripulite e altre dove la monnezza, il cattivo odore, i topi, le blatte ormai non fanno più notizia. Un gruppo di persone, ormai esasperate, si è armato di grandi teloni, ci ha buttato sopra i sacchetti d’immondizia dai vicoli dei Quartieri Spagnoli ed è scesa giù per le strade del centro, abbandonando tutta quella spazzatura su via Toledo, la strada dei negozi che era stata ripulita.
Chi ha visto quel video o le foto su internet o nei telegiornali e a Napoli non c’è mai stato, avrà pensato “ai soliti napoletani cheNapolispazzaturacrisi fanno rumore”. Quello però che non si vede dalle foto o dai video è ben altro. Immaginate la spazzatura intorno a voi, aggiungeteci una puzza dolciastra di decomposizione, un odore acre che non se ne va, che resta come una cappa sulla città, che entra nelle vostre case, si confonde sui vostri abiti. Associate tutto ai 30 gradi che di giorno, in questo periodo, la città raggiunge. La protesta e l’esasperazione coinvolgerebbero chiunque.
Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Igiene ospedaliera, lo dice chiaramente: “Se entro 24-36 ore con le temperature che stanno continuando a crescere, non sarà rimossa la spazzatura dalle strade di Napoli credo si possano creare gli estremi per la chiusura degli esercizi commerciali, dei ristoranti, delle rivendite alimentari e ritengo sia messa in pericolo l’abitabilità di alcuni quartieri della città”.
La prima delibera approvata dalla Giunta di De Magistris prevede un’accelerazione della raccolta differenziata porta a porta, ma bisogna ricordare che a Napoli la differenziata si fa, certo in pochi quartieri (che contano però 130mila persone), raggiungendo il 66% di differenziata e in alcune zone anche il 90%.
Oggi, però, la bacchetta magica non esiste, le nuove promesse di Berlusconi non serviranno e la lotta di responsabilità tra Comune, Provincia, Regione, Stato ha solo un obiettivo: esasperare ancora di più i napoletani. Bisogna fare in fretta perché la città sta esplodendo e le promesse non servono più, si deve passare ai fatti.

Marianna Lepore

 

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