La storia del Pci in mostra a Roma

AvantiPopolomostraPCI“Sappiamo benissimo che quella del Pci e’ storia conclusa e irripetibile. Ma e’ una storia non separabile dalla storia nazionale e che quindi – nel bene o nel male – pesa sulla storia del Paese”. Sono state queste parole di Alfredo Reichlin a inaugurare la mostra “Avanti popolo! Il Pci nella storia d’Italia”, a Roma, nella Casa dell’Architettura fino al 6 febbraio. Una mostra che qualcuno ha visto con intenti nostalgici, ma che in realtà vuole semplicemente raccontare l’importanza che il Partito comunista ha avuto nella storia del nostro Paese.

La mostra si inserisce tra le manifestazioni culturali dedicate al 150° anniversario dell’Unità d’Italia e lo fa non a caso, perché i settant’anni di vita di questo partito nel nostro Paese sono strettamente collegati con la storia della nostra società. La scelta di esporre tutto, poi, tra il 15 gennaio e il 4 febbraio non è casuale. Sono due date simbolo per il Pci. Proprio tra il 15 e il 21 gennaio del 1921 si svolse il congresso di Livorno che diede vita al partito e, oggi, sono passati novant’anni da quella data. Mentre il 4 febbraio del 1991 a Rimini quello stesso partito si sciolse, tra le lacrime del suo ultimo segretario, Achille Occhetto, dando vita a un altro movimento (il Pds) che negli anni ha perso molte delle sue radici. 
In mostra ci sono anche importanti documenti originali (alcuni di questi inediti), filmati, fotografie, tutto ciò che è necessario per ripercorrere questi anni e l’ideologia che li ha accompagnati. Nell’esposizione ci sono anche gli originali autografi dei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, esposti per la prima volta dal 1948, che potranno essere sfogliati in formato multimediale. E poi ancora gli autografi di Togliatti e Berlinguer e il manoscritto di Gramsci sulla questione meridionale. 
L’impostazione della mostra non vuole, però, essere univoca e anzi cerca di trasmettere ai visitatori tutti gli elementi per farsi poi una propria opinione. Per questo motivo oltre ai documenti abitualmente conservati negli archivi dell’Istituto Gramsci e del Cespe sono esposti anche i documenti sul Pci. Spazio, quindi, al materiale di propaganda anticomunista e reazionario, come quello dei cinegiornali per mostrare la storia del partito anche dal punto di vista degli avversari politici. Non mancano poi le vignette di Altan e Staino, che hanno sempre analizzato con occhio critico le vicende più importanti, e il film “Anch’io ero comunista” di Mimmo Calopresti che sarà presentato al cinema Barberini il 20 gennaio. Il regista cerca di raccontare che cosa rappresentasse il Pci attraverso immagini e interviste a registi, sceneggiatori e appassionati, da Scola a Lizzani, da Bellocchio a Bertolucci a Pietro Ingrao.
Una mostra che oggi è ancora più importante e non solo perché il Partito comunista in Italia non esiste più, ma perché molte delle sue lotte sono oggi ancora tremendamente troppo attuali: la lotta per la terra, per il lavoro, per la pace, per i diritti sociali e per l’emancipazione femminile. E alla fine quel titolo della mostra sembra quasi voler svegliare i visitatori, richiamarli a non vivere passivamente le ingiustizie in atto nel nostro Paese, ma a reagire.
Avanti popolo, dunque. In attesa della riscossa.

Marianna Lepore

 
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