Si prega di morire almeno tre alla volta

Morti sul lavoro

Tre operai morti alla raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà della famiglia Moratti. E’ solo l’ultimo incidente di un bollettino quotidiano che raggiunge le prime pagine dei giornali solo quando gli incidenti avvengono in qualche grossa struttura o coinvolgono più di una persona. L’Italia è il paese con il più alto numero di morti sul lavoro in Europa e il motivo non è solo lo scarso rispetto delle norme di sicurezza. Il precariato dà un grosso contributo a causare tanti morti.

Perché i lavoratori che non hanno certezze e possono essere licenziati in qualsiasi momento non rifiutano mai un turno, anche se sono stanchi. Perché i lavoratori che vengono usati e buttati via non sono abbastanza esperti e preparati per affrontare situazioni pericolose. Perchè i lavoratori precari o impiegati da ditte esterne appaltatrici, come nel caso di Cagliari, difficilmente insistono sul rispetto delle norme di sicurezza perché hanno paura di essere licenziati.
Ogni anno in Italia ci sono circa 1000 morti sul lavoro e 30.000 infortuni con danni permanenti. Parliamo di un esercito di 10.000 morti e 300.000 feriti negli ultimi dieci anni. Come una guerra. Una parte è dovuta a incidenti stradali andando e venendo dal lavoro, ma anche queste morti sono imputabili alla stanchezza per dover affrontare turni massacranti. 
Ma contro la piaga del precariato i governi italiani, di destra e di sinistra, non hanno fatto niente e non hanno intenzione di fare niente. L’informazione da parte sua non ha la minima intenzione di puntare il dito contro uno dei principali responsabili, il precariato, perché gli editori sono i primi a sfruttarlo felicemente.
Inoltre il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro approvato in extremis dal governo Prodi ora probabilmente verrà modificato in senso meno restrittivo per le aziende dal ministro del lavoro Sacconi. Quindi, visto che sperare nell’aiuto della politica o dei media è pura fantascienza, i lavoratori che vogliono che l’Italia sappia come sono morti sono pregati di morire in gruppo. Se muoiono da soli al massimo si beccano un trafiletto nelle edizioni locali, e via. 

Di lavoro si muore perché di precarietà si vive, blog
Morti sul lavoro, per non dimenticare
Caduti sul lavoro, in ricordo delle vittime

Francesco Defferrari

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