Abu Ghraib Italia

Carcere

Ci sono posti nel mondo dove se ti arrestano, anche per un reato poco grave, o soltanto per un sospetto, non sai se ne uscirai vivo. Possono picchiarti, torturarti e ammazzarti e poi alla tua famiglia diranno che ti sei suicidato. In certi luoghi possono accadere cose simili perché non c’è un’informazione libera, e quindi i giornali e le televisioni non fanno inchieste per sapere la verità e se ti uccidono in carcere nessuno lo verrà mai a sapere. 

In certi luoghi possono accadere cose simili perché il Potere dirà che eri un criminale, oppure che “si è trattato di un incidente”, e tutti gli crederanno, nessuno si farà domande. Cose del genere succedono in molte nazioni. Sono accadute in Iraq e in Afghanistan occupati dagli occidentali. Accadono in IranBirmaniaCinaSri Lanka

Accadono in Italia

Aldo Bianzino era un falegname. Il suo crimine, coltivava qualche pianta di marijuana nell’orto. Una sera la polizia ha arrestato lui e la moglie e perquisito la loro casa, come se fossero due pericolosi narcotrafficanti internazionali. Li hanno portati in carcere e Aldo è morto. Perché è morto? Perché aveva gravi lesioni interne, le costole rotte, traumi cranici e il fegato spappolato? E’ difficile che qualcuno abbia una buona risposta a queste domande. La moglie di Aldo, Roberta, si è battuta per far sapere la verità ma da poco è morta anche lei, per una malattia del fegato. Il loro figlio Rudra, 14 anni, è rimasto così orfano di entrambi i genitori. Ora Beppe Grillo e Jacopo Fo hanno lanciato per lui una sottoscrizione online, per permettergli di sopravvivere e di pagare le spese legali per sapere la verità sulla morte di suo padre.  
Niki Aprile Gatti era un giovane informatico. E’ stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta su una frode informatica e portato nel carcere di massima sicurezza di Solliciano. Era disposto a collaborare con gli inquirenti e a rispondere a ogni domanda, eppure dopo qualche giorno lo hanno trovato impiccato durante l’ora d’aria. La madre ha creato un blog perché suo figlio non sia dimenticato, perché si sappia la verità. Ha scritto al Presidente della Repubblica, ma finora nessuno le ha risposto.  
La sua storia assomiglia molto a quella delle madri di Manuel Eliantonio, di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, di Marcello Lonzi, in questo paese dove lo Stato può ammazzarti un figlio senza uno straccio di ragione, nel silenzio totale delle televisioni e dei giornali di regime. 
Non sono le uniche storie di strane morti. Il carcere di massica sicurezza di Solliciano, dove non si sa perché, Niki è stato trovato morto, ha un impressionante curriculum di morti sospette, tra cui una ragazza di 28 anni, madre di un figlio piccolo, in carcere per spaccio di droga. Nelle carceri italiane, in 9 anni, sono morte 1365 persone, e molto più di un terzo, 501, sono state classificate come suicidi. Ma cosa sappiamo davvero di tutte queste morti, se le morti di Aldo e Manuel sono state classificate come “malori” e quella di Niki come “suicidio”? Cosa sappiamo davvero di tutti i detenuti morti in carcere che fuori non avevano una famiglia pronta a battersi per loro, come molti immigrati? Come il ragazzo marocchino di vent’anni morto a Brindisi in una caserma dei carabinieri. Dicono che si sia “impiccato” lasciandosi cadere sulle ginocchia
Possono dire qualsiasi cosa e fare qualsiasi cosa, perché in un paese dove la classe dirigente non viene mai chiamata a rispondere di quello che fa non c’è legge e non c’è giustizia. E gli italiani ignorano tutto, non capiscono che qui non parliamo di pericolosi criminali ma di persone normali, e domani Aldo, Manuel, Niki, Federico, Riccardo e i tanti altri morti ignoti potremmo essere noi, qui dove si praticano nel silenzio e in segreto la pena di morte e la tortura. 

Francesco Defferrari
 
  

    

 

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