Se manifestare non serve più

Gli studenti oggi in piazzaOggi migliaia di studenti sono scesi in piazza in molte città d’Italia per il diritto allo studio e contro i tagli generalizzati decisi dal governo e chiamati eufemisticamente una riforma. Sabato 14 la Cgil ha manifestato a Roma radunando 50.000 persone per chiedere misure efficaci contro la crisi. Negli ultimi mesi ci sono state tante altre manifestazioni, la protesta contro il razzismo, quella contro la tessera del tifoso, la protesta delle forze di polizia rimaste senza fondi.

Decine, centinaia di migliaia di persone sulle strade, ma nella televisione di regime non si vede quasi nulla. L’insoddisfazione della plebaglia contro sua Altezza deve essere nascosta, scomparire dalla realtà come se non esistesse. L’idea, in una democrazia soffocata dal potere mediatico di un uomo solo, è che quello che non viene trasmesso nelle case non esiste e quindi non può fare danni. E in effetti, almeno in parte, funziona.
Milioni di persone, elettori del governo o semplicemente disinteressate, non sanno nemmeno che tutte queste manifestazioni, e molte altre, sono avvenute. Se vedono soltanto le reti Mediaset e i primi due canali Rai (Annozero a parte) possono tranquillamente credere che Berlusconi stia governando benissimo, che gli italiani sono contenti e che, come dice lui, il 68% lo appoggia. Non è esattamente la realtà, ma la televisione non ha nulla a che fare con la realtà e può sostituirla con una certa efficacia. La realtà è che negli altri paesi del mondo se decine di migliaia di persone scendono in piazza significa che hanno delle richieste che vorrebbero fossero ascoltate dal governo e in genere i governi ascoltano, o perlomeno fanno finta.
In effetti, durante il governo Prodi, ogni manifestazione di protesta riceveva un’enorme copertura dalle reti televisive italiane, tranne quelle che non piacevano a nessuno nella casta politica, come i manifestanti No Tav, quelli contro gli inceneritori e quelli contro l’ampliamento della base di Vicenza. Quel governo infatti era costretto almeno a rispondere alle manifestazioni. Ma questo governo invece, con le televisioni a disposizione, non ne ha bisogno. Può ignorare i cittadini italiani in piazza in tutta tranquillità. E’ un atteggiamento pericoloso che nessun governo al mondo in genere osa tenere. Perché i manifestanti ignorati possono diventare elettori che voteranno da un’altra parte, o possono convincere altri a farlo. Perché i manifestanti ignorati possono decidere di utilizzare mezzi più drastici per farsi ascoltare. 
Ma chi dispone di un’enorme e preponderante potenza mediatica non ha paura della gente in strada né della gente alle urne. Non deve rispondere al popolo perché lo controlla senza alcun problema. Infatti ha paura soltanto dei giudici, che possono giudicarlo e condannarlo sulla base dei fatti e difficilmente si faranno sviare dalla propaganda televisiva. Ecco cosa significa il conflitto di interessi che l’opposizione non ha mai contrastato nonostante sia stata 7 anni al governo. Significa uno stato che può tranquillamente ignorare i suoi cittadini. Significa democrazia distrutta, spenta, vanificata, con un premier che dice di essere eletto dal popolo ma in realtà è stato eletto soltanto grazie alla sua martellante e preponderante propaganda televisiva. Un premier contro cui protestano quasi tutte le categorie sociali e civili del paese, ma lui se ne frega perché non è al governo per occuparsi dell’Italia, ma dei suoi numerosi processi. 
Il 5 dicembre, anche per questo motivo, a Roma ci sarà un’altra importante manifestazione, il No Berlusconi Day, un’iniziativa partita da una pagina di Facebook che ha raccolto già quasi 300.000 adesioni. Anche se le televisioni di regime fanno di tutto per nascondere l’opposizione vera, mentre quella finta si nasconde da sola, può darsi che prima o poi, a forza di manifestazioni e di proteste, l’Italia riesca a svegliarsi da questa ipnosi televisiva (quasi) collettiva.

Francesco Defferrari


Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

 

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>