Il destino della magistratura

Magistratura

Non è mai esistita una “guerra tra procure”: il gip di Perugia ha archiviato il procedimento aperto dalla Procura di Catanzaro contro quella di Salerno e contro Luigi De Magistris per abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Eppure De Magistris e il procuratore di Salerno Luigi Apicella hanno subito provvedimenti disciplinari, sono stati trasferiti e alla fine Apicella ha lasciato la magistratura. I sostituti procuratori di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani sono stati trasferiti nel Lazio. 

La procura di Salerno fece soltanto il proprio dovere perquisendo quella di Catanzaro, su cui ha competenza, perché non aveva ancora trasmesso i fascicoli sull’inchiesta Why Not di De Magistris. Però giornali, televisioni, Csm, Anm e gran parte della politica italiana hanno fatto passare l’idea che la procura di Salerno si fosse comportata in maniera scorretta. Un falso, smentito definitivamente senza che nessuno in Italia, a parte i blog e il nuovo giornale Il Fatto Quotidiano si sia preoccupato di comunicarlo all’opinione pubblica.
Tutto parte del solito piano per delegittimare la magistratura che non può essere un potere indipendente come garantito dalla Costituzione, nel nostro paese. In questi giorni infatti arriva un nuovo attacco del ministro Brunetta, ormai in prima linea a fare la faccia cattiva del governo, contro i magistrati che sarebbero responsabili dell’inefficienza della giustizia italiana. Se in Italia i tempi dei processi sono lunghissimi non è colpa dei magistrati. Non è colpa dei magistrati nemmeno se ci sono stati casi di criminali socialmente pericolosi che sono stati scarcerati. La politica italiana negli ultimi 15 anni ha fatto di tutto per ostacolare il lavoro della magistratura e depenalizzare qualsiasi cosa. Perché la breve stagione di reale indipendenza della magistratura italiana ha portato a Mani Pulite, e i politici si sono spaventati. Quella classe politica che doveva essere spazzata via con la fine della cosiddetta “prima repubblica” ma si è in gran parte riciclata. Non c’è mai stata nessuna seconda repubblica, la prima è sopravvissuta, nonostante tutto, alle inchieste e alla corruzione, e vuole continuare a farlo. Per questo motivo i magistrati come De Magistris che osano indagare a tutto campo sugli intrecci tra politica e criminalità organizzata devono essere fermati.
Il problema non è solo il gigantesco conflitto di interessi del premier, un uomo che dovrebbe proporre le leggi al parlamento, ha di fatto usurpato la funzione legislativa oltre a quella esecutiva, è ed è stato imputato in diversi processi e ha fatto un lodo ad personam per non essere processabile. Il problema è anche la connivenza di una buona parte dell’opposizione, che durante il precedente governo ha fatto il possibile e l’impossibile per affossare le inchieste di De Magistris. Quale può essere in questa situazione il destino della magistratura in Italia? il terzo potere dello stato non ha altra scelta che tentare di resistere contro la precisa volontà della politica di subordinarla al proprio volere. Ma in un paese dove la classe politica ha ragione di temere la giustizia e manipola l’informazione per usare l’opinione pubblica contro i magistrati riuscire a preservare l’autonomia e la Costituzione non è mai facile. 

Francesco Defferrari


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