Perché Internet deve diventare un diritto costituzionale

internetcostituzioneQuesto articolo sarà un po’ diverso dagli altri. Finora vi abbiamo sempre raccontato i fatti del mondo dal nostro punto di vista, facendo del nostro meglio per darvi, rispetto all’informazione tradizionale, almeno qualche spunto in più per riflettere. Questa volta invece saremo noi a chiedervi qualcosa, un piccolo gesto per sostenere un’iniziativa che a noi, che esistiamo grazie al Web, sta molto a cuore: firmate l’appello per far diventare Internet un diritto costituzionale lanciato dall’edizione italiana del mensile Wired.

L’appello, lanciato lo scorso novembre, è stato finora sottoscritto da oltre 3.800 persone. In sostanza la proposta riguarda una versione bis dell’articolo 21, che sancisce la libertà di manifestare il proprio pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Il testo del futuro articolo 21 bis della Costituzione è già pronto e ha trovato il suo papà nel costituzionalista Stefano Rodotà, che ne ha letto il testo il 29 novembre 2010 all’Internet Governance Forum di Roma:

Articolo 21-bis della Costituzione
Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

La proposta, già firmata da 16 senatori, è diventata il ddl n. 2485 e ha suscitato una serie di polemiche e interrogativi: c’è chi la considera un’operazione di marketing, chi si chiede perché andare a scomodare addirittura la Costituzione, che, negli ultimi tempi è già troppo spesso soggetta a minacce e tentativi di manomissione.

Noi abbiamo trovato almeno 5 buone ragioni per firmare l’appello:
1.    Non saremmo i primi
Come spiega Rodotà nel n.1 di Wired del 2011, diversi Paesi hanno già riconosciuto il diritto di accedere a Internet come diritto fondamentale della persona con diversi strumenti. Tra questi Estonia, Grecia, Ecuador, che lo hanno inserito nelle loro Costituzioni. Il Consiglio Costituzionale francese si è espresso nel giugno 2009 con una proposta in tal senso e l’Unione Europea da anni si impegna in nome della Società dell’Informazione.
2.    Per una concreta attuazione dell’art. 3
Quando è stato variato l’articolo 51 della Costituzione nessuno ha avuto nulla da obiettare, osserva Rodotà, perché si trattava di una modifica che garantiva una più completa attuazione dell’articolo 3, in termini di eguaglianza e di pari opportunità. Cosa cambierebbe in questo caso? Nulla, visto che il digital divide è ancora una delle maggiori fonti di diseguaglianza sociale nel nostro Paese. Secondo uno studio realizzato lo scorso anno in Italia, infatti, una famiglia su 2 non ha un collegamento in rete e appena una su 3 possiede Internet a casa in banda larga.
3.    Senza Internet cittadinanza monca
Oggi con e grazie a Internet, si resta in contatto con gli amici e se ne trovano di nuovi, si ascolta musica e si guardano video, si leggono libri, si effettuano acquisti. Ma si cerca anche lavoro, si studia, ci si informa, si prenotano esami e si richiedono certificati. Oggi, senza Internet, i diritti di cittadinanza non potranno essere mai pienamente concretizzati.
4.    Contro ogni censura
Mai come in questo momento possiamo dire che Internet sta cambiando il mondo. Grazie alla Rete e ai Social Network stanno cadendo regimi sanguinari, il flusso di informazioni è diventato un mare in piena che riesce ad abbattere ogni tipo di censura. L’introduzione dell’articolo 21 bis sarebbe quindi una garanzia a tutela dello stesso art.21.
5.    Un po’ di sano egoismo
Infine vogliamo pensare un po’ a noi. Visto che Offline nasce e vive nel Web, rendendo Internet un diritto costituzionale, sempre più gente sarà connessa … e sempre più gente potrà seguirci!

Potremmo apportare mille altre motivazioni, tutte diverse ma allo stesso tempo simili tra loro, perché accomunate da un filo comune: Internet ormai è diventato un presupposto fondamentale della democrazia e renderlo un diritto costituzionale significherebbe anche proteggerlo da limitazioni e forzature da parte di potenze economiche e sociali, che vorrebbero limitarne tale fattore Democratico. Siamo sicuri che se i padri costituzionali fossero vissuti all’epoca del Web 2.0 sarebbero stati d’accordo con noi!

Letizia Cavallaro

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