Colpa del potere

Dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre nessuno in Italia fa una gran bella figura visto che negli altri paesi simili manifestazioni si sono svolte pacificamente. Ma in un paese dove la crisi è ogni giorno più profonda, la disoccupazione ogni giorno più drammatica, il governo e la classe politica ogni giorno più indecenti un simile risultato non dovrebbe sorprendere più di tanto. Certamente il ministero dell’interno si è rivelato ancora una volta incapace di gestire l’ordine pubblico come accade ogni volta che in una grande manifestazione si infiltrano piccoli gruppi di violenti.

La polizia italiana ha chiaramente dei seri problemi organizzativi in questi casi, visto che si ripetono sempre le solite scene di teppisti che devastano a piacere, senza che nessuno tenti di fermarli, mentre manifestanti pacifici vengono picchiati, arrestati e soffocati coi lacrimogeni. Eppure saper distinguere i colpevoli dagli innocenti dovrebbe essere appunto il lavoro delle forze dell’ordine: non si capisce perché in questo paese in certi casi il loro lavoro diventa un altro, quello di picchiare indiscriminatamente e peggiorare la situazione. 
Anche gli organizzatori della manifestazione hanno peccato di ingenuità perché in questi casi, con numeri enormi di persone, un servizio d’ordine interno è necessario. Il partito comunista e gli altri partiti di massa in passato lo avevano sempre, proprio per evitare questi risultati, che un pugno di arrabbiati o peggio di provocatori potesse mettere in cattiva luce l’intero movimento, regalando in pratica un’arma insperata ai propri nemici. Quelli che spaccano vetrine e incendiano automobili evidentemente non sono abbastanza intelligenti da capire che simili atti sono soltanto nuovo succoso nutrimento per la propaganda dei media e della politica che hanno tutto l’interesse a fare passare qualsiasi movimento di critica come una pericolosa sovversione dell’ordine e della pace sociale.
E’ sbagliato però pensare che chi si ribella debba essere per forza un infiltrato o un estraneo al movimento che cerca soltanto il caos: il sistema economico e sociale per sua natura opprime e sfrutta ed è logico che generi rabbia e insofferenza. Se questi sentimenti non trovano espressione in un movimento politico capace di criticare la società esistente e di proporne una diversa è ovvio che la frustrazione degeneri nella rabbia senza sbocco e nella distruzione fine a se stessa. Questa è la grande colpa della sinistra italiana, che ormai nemmeno si può più chiamare tale perché appunto non ha al suo interno la minima proposta per creare un sistema economico e sociale più giusto
Per questo le virtuose “condanne” della violenza da parte dei politici sono semplicemente disgustose: una buona parte dei veri responsabili della situazione in cui si trova il paese sono felicissimi se avviene qualche atto di distruzione gratuita perché non vedevano l’ora di sfruttarlo per la loro propaganda.
L’altra parte è ormai troppo allineata ai poteri economici dominanti per capire che la minoranza che ha in mano la politica e l’economia commette ogni giorno violenze molto più gravi e continuate di quelle dei “black bloc”.
Costringere altri esseri umani ad accettare lo sfruttamento in una società che avrebbe le risorse sufficienti per dare tanto a tutti e distruggere il futuro e le speranze delle nuove generazioni sono violenze infinitamente peggiori che spaccare una vetrina, eppure chi le commette non viene mai condannato da giudici, politici e media. 

Francesco Defferrari

Ordina libri su Ibs e sostieni il sito

     

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>